Il regime transitorio recentemente licenziato dal CdM è ancora terreno di confronto (o forse dovremmo dire scontro) tra correnti di pensiero opposte. Su Repubblica c’è una lettera inviata da una insegnante che si dichiara contraria al nuovo piano transitorio rivolto ai docenti abilitati definendolo una sanatoria. Le reazioni dei colleghi interessati, chiamati pesantemente in causa dall’autrice della lettera, respingono duramente al mittente le accuse di essere quelli che lei stessa definisce “altri mai selezionati e incapaci”, i quali saranno ammessi ad “un orale fasullo senza un voto minimo.”

LE ACCUSE INFAMANTI

La parte in questione arriva subito dopo aver riassunto le vicissitudini del reclutamento dei docenti, a partire addirittura dai regi decreti del 1859. Durante la sua esposizione, a turno vengono colpite tutte le categorie di docenti. Si passa dalle signorine di buona famiglia col solo diploma passando a quelli che hanno stazionato nelle Graduatorie ad Esaurimento finché non è giunto il piano straordinario della 107. Molti di questi non avevano nessuna competenza per via del fatto che non hanno mai messo piede in una scuola. Nei commenti alla professoressa in questione è impossibile non cogliere una punta di livore nei riguardi dei colleghi che in questo modo vengono sottoposti ad una campagna denigratoria, come argutamente fatto notare da qualcuno con un commento alla sua lettera.

INCOERENZA

L’autrice della lettera si firma Elisa Bonadimani e immediatamente qualcuno comincia a ricollegare quanto ebbe a dire un anno fa con le aspre critiche rivolte al concorso docenti 2016. Sul portale Tempi.it compariva il 6 maggio l’intervista alla docente in questione. Il pezzo comincia così: “è ancora un po’ scioccata, la prof, mentre ci racconta la sua giornata. Com’è andata la prova? È andata come ci aspettavamo che andasse: una battaglia, più che un esame da superare. Anzi, una ghigliottina, visto che il livello di bocciati sarà sicuramente altissimo” Solamente un mese prima insieme a tutti i docenti che hanno conseguito una formazione universitaria e una abilitazione per esame di Stato alla professione, affermava, sempre su Tempi.it: “Chiediamo che ci sia un doppio canale di assunzione come avveniva per gli abilitati prima che ci fosse il Tfa, cioè concorso e scorrimento graduatoria”.

DUE OBIEZIONI

Aldilà del fatto che rimane inspiegabile questo cambiamento di opinione, non essendo chiaro se nel frattempo sia passata di ruolo, e considerando che la docente in questione ha fatto parte di un coordinamento di docenti precari (Cnt) che, lo ricordiamo, si è brillantemente distinto per il lavoro di gruppo condotto in sinergia con altri gruppi di colleghi, allo scopo di realizzare proprio il transitorio così duramente messo alla berlina, alla stessa rispondiamo respingendo al mittente le accuse. E di validi motivi per farlo ne troviamo almeno due. In primis, la valutazione propria di un concorso viene trasferita dalle prove scritte e orali all’anno di prova opportunamente rafforzato, facendo così cadere l’accusa di orale fasullo. La seconda è costituita dal fatto che le colpe dei governi passati dal 2000 al 2012 (leggasi mancanza assoluta di concorsi) non possono certamente ricadere sui docenti abilitati.

Potrebbe interessarti:  Chi comanda davvero al Miur