Scuola: come sarà lo stipendio dei presidi quest'anno?
Scuola: come sarà lo stipendio dei presidi quest'anno?

Niente stipendio per i docenti in base al merito e licenziamento per i meno bravi scongiurato. Si ignora se tali novità riguardanti il mondo della scuola, vedranno mai la luce, ma tutto è rimandato all’anno 2017/2018. Eppure, il periodo 2016/2017, doveva essere foriero di una vera e propria rivoluzione in campo scolastico ed amministrativo: stipendio per i dirigenti scolastici in base ai giudizi (tramite pagelle) attribuiti dai nuclei di valutazione regionale. Novità queste, che attendono da oramai 15 anni. Fatto sta che quest’anno la macchina amministrativa è partita in netto ritardo e i presidi hanno trovato ragioni per lamentarsi riguardo alle troppe responsabilità di cui debbono farsi carico, in cambio di una retribuzione, giudicata troppo bassa.

Scuola, stipendio dirigenti scolastici: le mosse di Andis e Anp

Qualche giorno fa, l’Associazione nazionale dirigenti scolastici ( o semplicemente Andis) ha indirizzato una lettera alla ministra dell’istruzione Valeria Fedeli. In tale missiva è stato chiesto di rimandare di almeno 12 mesi, la valutazione dei capi d’istituto. Ancora, a confermare le lamentele da parte dei dirigenti scolastici, è stata l’Anp (Associazione nazionale presidi).

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Stipendio presidi: cosa è stato deciso?

Durante la recente riunione tra capi d’istituto e tecnici ministeriali, è giunta un’importante conferma: nessuna modifica circa la retribuzione dei presidi, almeno per quest’anno. Gli stipendi per i dirigenti scolastici continueranno ad essere erogati, secondo alla complessità della scuola. La retribuzione di un dirigente di un istituto scolastico, si basa su tre importanti fasce: retribuzione fissa (82×100, più o meno 43000 euro lordi), di posizione (15×100, assegnata in base alla complessità di un determinato istituto) e di risultato (3×100). Quest’ultima percentuale può risultare molto bassa, a prima vista, tuttavia non è detto che in futuro non possa aumentare. Fino ad ora, la quota da conferire in base al merito, è stata accorpata alla retribuzione di posizione, mancando strumenti e supporti normativi. Eppure, il 2017 sembrava essere l’anno in cui tutto fosse destinato a cambiare.