Scuola, rinnovo contratto: 'aumento stipendi di 85 euro lordi è irrisorio'
La questione inerente al rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici resta uno dei temi più importanti, anche e soprattutto per il personale della scuola, il più penalizzato economicamente.
Il sindacato Anief, riferendosi all’intervento di ieri della ministra Fedeli al videoforum organizzato da ‘Repubblica’ ha sottolineato la frase pronunciata dal numero uno del Miur, a proposito di stipendi e di mobilità docenti: ‘Con 1.200 euro al mese tanti insegnanti hanno difficoltà a muoversi: dobbiamo avere una politica che continui a investire’.

Scuola, rinnovo contratto: ‘aumento stipendi di 85 euro lordi è irrisorio’

Anief, a questo proposito, pur apprezzando la posizione del Ministro dell’Istruzione sulla mancata retribuzione equa del personale scolastico, trova, comunque, irrisorio quanto investito sino a oggi dagli ultimi due Governi per il rinnovo contrattuale, una media di 85 euro lordi a lavoratore pubblico, dopo che gli otto anni di blocco di stipendio hanno portato il potere delle buste paga di chi opera nella scuola quasi 20 punti percentuali sotto il costo della vita.
Valeria Fedeli ha menzionato il caso del Centro Nord Italia, dove c’è carenza d’insegnanti di matematica e scienze, ricordando che sulla scelta di trasferirsi certamente non è trascurabile l’aspetto economico. Ha ragione: nel 2015 oltre 40mila docenti precari abilitati hanno deciso di rimanere supplenti pur di non rischiare di spostarsi di provincia o di regione.

Contratto scuola, ecco di quanto dovrebbero aumentare gli stipendi

Il Presidente dell’Anief-Cisal, Marcello Pacifico ha sottolineato come serva un aumento minimo di 210 euro netti al mese, ‘una cifra che deriva per metà dalla mancata adozione dell’indennità di vacanza contrattuale, per l’altra metà dall’incremento stipendiale vero e proprio. In caso contrario, abbiamo già predisposto adeguato ricorso. Alla cifra da noi indicata, tra l’altro, vanno aggiunte delle indennità speciali, previste dalle direttive europee, qualora il docente debba raggiungere il luogo di lavoro in siti geografici lontani dalla propria residenza. È la stessa filosofia che ha ispirato Governo e legislatore nel realizzare la legge delega di riforma della scuola italiana all’estero, dove chi fa l’insegnante si vede ridotta l’indennità tabellare, a cui già erano state apportate insensate sforbiciate negli ultimi anni. Per il sindacato, visti i vantaggi economici ridotti al minimo, è decisamente meglio intervenire presentando ricorso in tribunale, in modo da ottenere il maltolto e quanto la legge prevede: l’allineamento stipendiale al 50% dell’inflazione. E questo va applicato mese dopo mese, a partire da settembre 2015. Come ha detto la Consulta.’