Ultime notizie scuola, giovedì 20 aprile 2017: Turi, Uil Scuola 'Eliminare organico di fatto per assicurare continuità didattica'

Si è fatto un gran parlare, negli ultimi giorni, di continuità didattica: in particolar modo, la ministra Fedeli, parlando dell’approvazione dei decreti attuativi della legge 107, ha sottolineato come l’obiettivo del Miur sia proprio quello di assicurare la continuità didattica agli studenti. Avrete senza dubbio letto in merito alle dichiarazioni della ministra che, a proposito della mobilità docenti, ha sottolineato come ‘gli insegnanti non si spostano volentieri con uno stipendio da 1200 euro’.

Ultime notizie scuola, giovedì 20 aprile 2017: Turi, Uil Scuola ‘Eliminare organico di fatto per assicurare continuità didattica’

A questo proposito, il segretario generale della Uil Scuola, Pino Turi, ha dichiarato che ‘la continuità didattica, innanzitutto, viene garantita attraverso l’eliminazione dell’organico di fatto, causa principale del balletto dei docenti tra le classi’.
Nel corso del suo intervento alla Conferenza di organizzazione del sindacato scuola, tenutasi a Castellaneta, il segretario Uil ha affermato come ‘attraverso il contratto troveremo le ulteriori regole per garantire la continuità di insegnamento. Questo a partire da un organico stabile. Senza considerare l’immensa mole di lavoro amministrativo che si risparmierebbe. In questo modo, attraverso un organico stabile, da un lato si garantirebbe l’avvio dell’anno scolastico dall’altro si ridurrebbe, e di molto, la supplentite.

Pino Turi: ‘La Ragioneria dello Stato ha definito la scuola come il comparto povero della PA’

‘Il perché non si è mai fatto – ha sottolineato Pino Turi – va addebitato alla tradizionale forma di gestione finanziaria, incardinata nel ministero nel Tesoro che non ha mai tenuto conto delle diseconomie provocate dalle scelte finanziarie che, sostanzialmente sono molto spesso state, in funzione di una malcelata diffidenza nei confronti del Miur. Il risultato di questo modo di procedere ha determinato negli anni un comparto che oggi si trova all’ultimo posto della scala retributiva dei pubblici dipendenti, al punto da portare la Ragioneria generale dello Stato a definire, quello della scuola, il ‘comparto povero’.’
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