Scuola, sentenza Corte di Cassazione sull'obbligo di frequenza scolastica: la distinzione
Attraverso la sentenza numero 4520/2017, la Corte di Cassazione ha provveduto a rimarcare un recente orientamento per il quale si va ad escludere la configurazione di reato penale in merito a quelle situazioni, piuttosto frequenti in alcune regioni italiane, in cui i genitori trascurino l’obbligo dell’istruzione dei loro figli. 

Scuola, sentenza Corte di Cassazione sull’obbligo di frequenza scolastica: la distinzione

In modo particolare, come sottolineato dal quotidiano economico ‘Italia Oggi’ (numero di martedì 25 aprile 2017), la Corte di Cassazione si è occupata, nello specifico, dell’articolo 731 del Codice Penale. La distinzione che la terza sezione penale di Piazza Cavour ha operato è quella riguardante un generico obbligo scolastico disposto dalla normativa amministrazione e la specifica istruzione elementare.
E’ stato fatto riferimento al caso inerente due giovani rom che si rifiutarono ostinatamente di fronte ai propri genitori di frequentare la scuola secondaria di primo grado, adducendo come motivazione il fatto di ‘sentire’ in modo particolare il peso della diversità rispetto ai loro coetanei, dai quali venivano discriminati, almeno secondo il giudizio dei due ragazzini.

Scuola media, se il ragazzo non frequenta i genitori non sono perseguibili

I genitori, a tal proposito, vennero condannati per aver violato il suddetto articolo 731 del Codice Penale in relazione alla legge N. 1859 del 31 dicembre del 1962, dove si estendeva l’obbligo scolastico fino all’ottenimento del diploma di licenza media o al compimento del quindicesimo anno di età. Ne deriva, quindi, che la Cassazione, attraverso la suddetta sentenza 4520/2017, ha ritenuto che i genitori non siano imputabili se i loro figli non frequentano la scuola media: l’obbligo, pertanto, resta valido solamente per la scuola elementare.
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