L'istruzione e il tabù della bocciatura

Il sistema nazionale italiano di istruzione è fondato sul concetto di inclusione. Per questo motivo oggi si tende a promuovere anche se bisognerebbe bocciare. Sono anni che oramai il sistema di istruzione italiano si regge sulle promozioni d’ufficio. In un articolo scritto da Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera, riprendendo la vicenda del professore reintegrato dal Giudice del lavoro di Lecce per l’eccessiva severità, viene descritta la situazione odierna che domina le scuole. Lo spunto è fornito dall’amara riflessione del docente reintegrato :”Se tutti gli studenti avessero i voti che meritano non verrebbe promosso più del 20 per cento”.

La strategia

I motivi per i quali non si boccia più sono assolutamente noti a tutti i docenti. Sono i dirigenti scolastici, in sede di collegio docenti, a veicolare i giudizi finali verso la promozione degli studenti anche quando bisognerebbe bocciarli. Il motivo risiede nel dar lustro alla propria scuola, con conseguente maggior disponibilità di risorse economiche elargita dal Miur. Promuovere significa aumentare la popolarità dell’istituto che si dirige e tiene a bada il fenomeno della dispersione scolastica. E poco importa se i docenti perdono fiducia e voglia di lavorare e il loro diritto alla valutazione nei fatti va a farsi benedire.

Chi ci guadagna

In primis sono gli studenti che in questa maniera si vedono spianata la strada verso il diploma. A seguire i genitori perché così i propri figli troveranno in fretta il lavoro. Al primo posto però c’è la politica perché così facendo ci si libera dalle proteste, dalle rivendicazioni e da tutti i problemi che porta con se l’istruzione. In più si fa credere alla gente, meglio dire a quella parte di popolo meno avvertita, che così si garantisce anche i meno abbienti e la scuola pubblica è veramente democratica.

Chi ci rimette

I problemi arrivano quando si esce col diploma in mano e ci si confronta con le difficoltà di trovare un lavoro. I dati europei stanno a testimoniare quanto quello italiano sia un sistema di istruzione che sforna giovani assai poco preparati. Ma del resto, questo è ciò che succede quando non si accerta il merito. Una scuola che non seleziona rifiuta di fornire alla società, al mondo del lavoro, qualunque attestato affidabile circa le reali competenze, la volontà d’impegnarsi, le capacità di ingegno e di carattere, dei giovani che le sono stati affidati. In più c’è da dire che le famiglie se ne sono accorte e molte iscrivono i propri figli alle scuole private. Il rimedio esiste: bisogna tornare a bocciare.

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