Per gli studenti disabili gravi sostegno anche in deroga

La VI Sezione del Consiglio di Stato ha emesso in data odierna una importantissima sentenza circa il diritto alle ore di sostegno degli alunni disabili. Ciò che i giudici di Palazzo Spada hanno deciso vanno ad accogliere un orientamento favorevole diffuso tra i vari tribunali amministrativi regionali aditi dalle famiglie dei disabili. Si tratta di una sentenza pilota disponibile sul sito Giustizia Amministrativa con il numero 2023/2017. Non si può porre come giustificazione al diniego di avere un insegnante di sostegno la necessità del risparmio.

Diritti insopprimibili per gli alunni disabili

Si è trattato di fare ordine in un dedalo di normative disseminate qua e la a partire dalla legge 5 febbraio 1992, n 104. Il Cds ha esaminato tutta la questione della tutela degli alunni disabili fissando i diritti principali insopprimibili in capo a loro. In proposito un passaggio di questa sentenza recita che “ La scelta del legislatore di sopprimere la possibilità di assumere insegnanti di sostegno a tempo determinato «non trova alcuna giustificazione nel nostro ordinamento, posto che detta riserva costituisce uno degli strumenti attraverso i quali è reso effettivo il diritto fondamentale all’istruzione del disabile grave»; – «la ratio della norma, che prevede la possibilità di stabilire ore aggiuntive di sostegno, è, infatti, quella di apprestare una specifica forma di tutela ai disabili che si trovino in condizione di particolare gravità; si tratta dunque di un intervento mirato, che trova applicazione una volta esperite tutte le possibilità previste dalla normativa vigente e che, giova precisare, non si estende a tutti i disabili a prescindere dal grado di disabilità, bensì tiene in debita considerazione la specifica tipologia di handicap da cui è affetta la persona de qua.

Nessun vincolo economico

Da questo ne discende che mai il contenimento della spesa pubblica può essere addotto come pretesto per negare le ore di sostegno ai disabili, in considerazione anche del fatto che la loro inclusione nelle scuole avrebbe riverberi positivi sul sistema sanitario nazionale. Si rileva in effetti che sarebbe possibile contenere le prestazioni che si renderebbero necessarie, in mancanza delle attività svolte in anni fondamentali dell’età evolutiva. La sentenza si trova in corrispondenza di questa riga.