Modena, studente sospeso da scuola: sniffava Oki

Le risate immature dei ragazzini che si divertivano ad assistere a quel gioco proibito, subito dopo il malessere ed il sangue che colava dal naso. Il tutto per il puro sballo e divertimento. Come può un giovane tentare la sorte sulla sua pelle, per il puro senso di protagonismo? Il desiderio di crearsi un paradiso artificiale, o solamente una ragazzata? La cosa sicura è che uno studente è stato sospeso da scuola dopo essere stato scoperto a sniffare Oki. Il fatto è avvenuto la settimana scorsa in provincia di Modena. L’adolescenza è un periodo delicato, si sa, ma mai come queste nuove generazioni, sembra stiano perdendo del tutto il senso della misura ed un corretto orientamento.

Oki a scuola: la decisione del consiglio di classe

L’episodio è stato ritenuto grave sia per l’incolumità degli altri studenti, sia per un serio rischio di emulazione. Il caso dello studente che sniffava Oki a scuola, è approdato dinanzi al consiglio di classe. Dopo un’opportuna consultazione, i dirigenti scolastici hanno preso la seguente decisione: il ragazzo è stato sospeso per un giorno dall’istituto. Data la gravità del caso,  forse non si può parlare di vera e propria punizione. Il provvedimento adottato è comunque legato ad un comportamento giudicato non idoneo all’interno di una realtà come quella scolastica. La decisione del consiglio di classe è da interpretare come un monito, un segnale nei confronti della scolaresca e del protagonista di questo grave episodio.

La scuola italiana sta reagendo

La scuola italiana sta pian piano reagendo a questi gravi casi di insubordinazione, delinquenza e cattiva condotta da parte degli studenti. Un esempio clamoroso è stato dato dalla dirigente di un istituto di Carpi. In tale struttura, era stato rubato un cellulare ad un docente. La preside ha quindi obbligato i ragazzi delle classi sospettate a pagare una quota. Una lezione esemplare che (si spera) faccia un po’ abbassare la cresta a quella parte di scolaresca ribelle e indisciplinata.
Fonte:
Il Resto del Carlino