Papa Francesco: 'Superbomba', sfruttamento lavoratori ed educazione

Papa Francesco parla agli studenti in sala Nervi su alcuni temi importanti
Papa Francesco parla agli studenti in sala Nervi su alcuni temi importanti

Papa Francesco parla a braccio ai quasi 7mila studenti delle scuole d’Italia, riuniti presso la sala Nervi per celebrare la manifestazione intitolata: “Scuole della Pace”. Risponde ad alcune domande di 4 giovani studenti. Il Papa confessa di essersi ‘vergognato’ nel sentire il nome coniato in occasione della Moab (letteralmente Mother of all bombs), ovvero la “Superbomba”, sganciata dagli aerei USA sull’Afghanistan circa un mese fa.

Papa Francesco un vero e proprio ‘intellettuale’. Risponde alle domande degli studenti su alcune questioni attuali

Francesco, sgomento, precisa: “L’hanno chiamata ‘la madre di tutte le bombe‘. La mamma dà vita e questa dà morte, e noi diciamo mamma a quell’apparecchio. Mi sono vergognato…”. Il Pontefice, difronte alla vasta platea di giovani spettatori usa parole forti contro Donald Trump a pochi giorni dall’incontro con lo stesso Presidente USA fissato in Vaticano il prossimo 24 maggio, prima del G-7 di Taormina.
Tralasciando altri argomenti di natura politica (le prossime elezioni in Francia) Papa Francesco parla di un’altra spinosa questione che interessa purtroppo tutta la società, ovvero lo sfruttamento che avviene ogni giorno nel mondo del lavoro. Si ritiene altrettanto sconvolto per “un altro affare con il quale il mondo guadagna oggi”: lo sfruttamento delle persone in quanto lavoratori. In tal senso dichiara: “Bambini operai che lavorano da 7, 8, 9 anni senza istruzione. Il traffico delle persone nel lavoro dove la gente viene pagata 2 lire per mezza giornata di lavoro”. Insomma, per dirla tutta: “Questi sono affari che aiutano il Dio denaro a crescere. È questo che domina il mondo”.

Papa Francesco: il lavoro in nero e l’eccessivo abuso del precariato con i contratti a termine sono ‘peccati mortali’

Il tema è attualissimo e il Pontefice non manca di sottolineare anche un altro aspetto tutto italiano, legato al precedente, incentivato dai vari governi che si sono susseguiti in questi ultimi anni; per Francesco, infatti, questa tendenza è oramai una deformazione macroscopica ai danni dei lavoratori e pertanto può essere annoverata tra i ‘peccati mortali‘.
Il Pontefice dichiara: “Ma ciò avviene anche qui in Europa, in Italia. Qui si sfruttano le persone quando vengono pagate in nero, quando ti fanno il contratto di lavoro da settembre a maggio e poi due mesi senza, così non c’è continuità e poi si ricomincia a settembre». Anche questa è «distruzione», assicura, e lo sfruttamento «si chiama peccato mortale». Il riferimento è certamente rivolto allo sfruttamento di molti lavoratori della Pubblica Amministrazione e del comparto scolastico in particolare, visto che molti degli operatori scolastici erano seduti in platea come accompagnatori delle innumerevoli scolaresche.

L’educazione secondo il Pontefice: a nove anni, ricorda il rimprovero di sua madre e il rapporto tra la scuola e la famiglia

Secondo il parere autorevole di Francesco le cause di tanti atteggiamenti sbagliati dei giovani d’oggi risiede nell’educazione impartita e ricevuta dalla famiglia. Quest’ultima non indirizza più «alle virtù della mitezza, della pace e della tranquillità». Lui sottolinea, a tal proposito, la necessità di «rifare un patto educativo tra famiglia, scuola e Stato», e per rimarcare quanto sia importante il ‘ricordo’ dell’educazione che si è ricevuta ricorda un episodio della sua giovinezza: “Ero in quarta elementare, avevo 9 anni, e ho detto una cosa brutta alla maestra, la maestra ha scritto sul quaderno alla mia mamma, perché ha pensato: ‘Se questo a 9 anni è capace dirmi quello che mi ha detto, cosa farà a 20?’.
Il giorno dopo – racconta il Pontefice – è venuta la mamma, la maestra ci ha lasciato da fare degli esercizi e dopo sono stato chiamato, e la mamma davanti alla maestra mi ha rimproverato e mi ha detto di chiedere perdono alla maestra. Ho chiesto perdono, la maestra mi ha dato un bacio, e sono tornato in classe, io un po’ vincitore, ‘non è stato tanto brutta’, ma questo era il primo atto. Il secondo atto è accaduto quando sono tornato a casa…”.
Mimando il gesto delle botte, suscitando risate e applausi, racconta la sua esperienza personale. Poi conclude: “Cosa voglio dire? Voglio dire che c’era un patto educativo famiglia-scuola. Mentre oggi tante volte, se nella scuola il professore o la professoressa rimprovera l’alunno, sono i genitori a venire il giorno dopo a rimproverare il maestro e la maestra per questa aggressione a mio figlio‘.
Il sito ufficiale di Papa Francesco