Mobilità docenti 2017: per gli insegnanti siciliani poche speranze di tornare a casa
Sono circa cinquemila i docenti siciliani assunti al Nord con la riforma Buona Scuola ma le ultime notizie riguardanti l’organico di diritto per il prossimo anno scolastico non promettono nulla di buono in merito alla loro speranza di potersi avvicinare a casa. Probabilmente saranno solamente 9600 le nuove cattedre, distribuite su tutto il territorio nazionale e alla Sicilia, nella fattispecie, non dovrebbero toccare più di 600 posti.

Mobilità docenti 2017: per gli insegnanti siciliani poche speranze di tornare a casa

Il quotidiano ‘Repubblica‘ ha riportato le dichiarazioni del segretario regionale della Flc-Cgil, Fabio Cirino, che parla di ‘una situazione ampiamente prevedibile. Il ministero dell’Istruzione ha chiesto a quello dell’Economia 30mila stabilizzazioni, ma quest’ultimo è al momento fermo a meno di 10mila unità. Numeri ridicoli per gli insegnanti che sperano di avvicinarsi a casa. Perché le possibilità di essere trasferiti dal Nord saranno pochissime nel prossimo anno scolastico. E in più, se non interverranno novità, a settembre rischiamo di avere in cattedra più docenti di sostegno senza titolo che specializzati’.

Mobilità docenti e organici 2017/2018: ‘Governo mortifica le legittime aspettative dei docenti siciliani’

Gli fa eco Francesca Bellia, segretaria regionale della Cisl, che rincara la dose parlando di governo che ‘mortifica le legittime aspettative di tanti conterranei che potrebbero aspirare alla stabilità nella propria regione garantendo una continuità didattica ancora più importante per i posti di sostegno, il tutto per una mera questione di bilancio’.

Le prospettive, dunque, non sono di quelle rosee: pochi pensionamenti e dunque pochi posti disponibili per il turn over (si parla di sole 1500 cattedre), senza tener conto del numero degli alunni che continua a diminuire. Quando in estate verranno rese note le destinazioni in merito alle operazioni di mobilità, solamente un docente siciliano ‘emigrato’ su cinque potrà essere accontentato, mentre la stragrande maggioranza degli insegnanti dovrà ancora fare i conti con gli affitti salati, le bollette da pagare e soprattutto con i costi da ‘pendolari forzati’ per andare a riabbracciare, ogni tanto, i loro cari.