Alcune considerazioni sul delicato ruolo dei genitori: troppo ‘amici’ dei figli
Alcune considerazioni sul delicato ruolo dei genitori: troppo ‘amici’ dei figli

Buoni genitori si nasce…. non si diventa! Spesso, infatti, utilizziamo il termine ‘buoni’ in maniera totalmente impropria. Domandarsi cosa significa essere ‘buoni’ nell’educazione dei propri ragazzi servirebbe a rendersi conto se si stia inconsapevolmente sbagliando circa il metodo educativo adottato per il loro benessere sociale ed intellettuale.

Il ‘buonismo’ e il protezionismo fanno proprio male ai nostri figli, parola di educatore…

Quasi tutti gli esperti di pedagogia, di sociologia e di psicologia ritengono sbagliato che i genitori tengano un comportamento ‘tollerante’ nei confronti dei loro figli; certamente un motivo ci sarà!
In generale, essere troppo buoni e protettivi con i propri figli, riuscendo persino a litigare con gli altri che mettono in discussione il loro ‘cattivo’ operato, non fa altro che accrescere in loro un atteggiamento di estrema impunità, solo fine a se stessa. Costruire attorno ai più piccoli una barriera, una cortina di ferro o una ‘campana di vetro’, nel tempo, provocherà solo degli ostacoli alla crescita sociale e psicologica dei futuri adulti. Insomma, qualcuno direbbe: “Piccoli mostri crescono!”.
Di fatto, nella lista dei requisiti caratteriali che ogni genitore dovrebbe possedere, per essere annoverato tale, l’aggettivo ‘buono’ non è affatto compendiato. Semmai questo termine dovrebbe essere sostituito, nel caso specifico, con altri termini diametralmente contrari a questo, come per esempio ‘rigoroso’, ‘severo’ o ‘inflessibile’. Quest’ultima qualità oramai, rispetto ai tempi passati, sembra proprio essere stata letteralmente gettata nel dimenticatoio.
Ma ci domandiamo: chi è oggi inflessibile, severo o rigoroso con i propri figli? Torniamo quasi sempre sui nostri passi e questo è un altro male che inconsapevolmente facciamo a noi stessi, a loro e alla società intera. Eppure i genitori rigorosi e inflessibili di una volta volevano bene ugualmente i loro figli. Allora, in che cosa molti genitori sbagliano? Proviamo a fare il punto della situazione.

I minori sono disorientati per la mancanza di disciplina dei genitori: il buonismo può uccidere la socializzazione

Ogni essere umano in tenera età si aspetta implicitamente il rimprovero dell’adulto, si attende di essere guidato, sorretto e accompagnato dall’educatore (in questo caso il genitore) verso quel percorso che è la vita.
L’accezione del termine ‘buono’ starebbe ad indicare che la mamma o il papà, se fossero davvero tali, nel caso di comportamenti scorretti dei figli, applicherebbero dei canoni educativi rigorosi e severi e non, viceversa, inadeguati all’occorrenza e rientranti nella sfera dell’indulgenza, così come spesso avviene: un semplice rimprovero o un leggero richiamo, insomma, sarebbe da preferire ad un sorriso genitoriale dopo la ‘marachella’ (quasi di soddisfazione), o ad una carezza, oppure ad una ricompensa o, peggio ancora, ad una ‘sberla’.
Se queste prerogative e atteggiamenti, fortemente incentrate verso la ricerca di un sano metodo educativo, venissero meno o fossero totalmente disattese, si rischierebbe pericolosamente di fare percorrere ai propri figli altre strade, totalmente differenti dal percorso prestabilito e, soprattutto, nocive alla vita che li attende da adulti.
Partendo da queste considerazioni iniziali, il mestiere di genitore è quello più difficile in assoluto. Oggi, noi tutti dovremmo soffermarci per riflettere su cosa sia giusto o sbagliato per l’educazione dei nostri figli. Il dibattito, ovviamente, sarebbe ampio ed articolato ma, quasi certamente, la maggior parte dei genitori additerebbe le cause di taluni comportamenti sbagliati dei propri figli alla mera mancanza di tempo da dedicare al dialogo con loro; si, quel dialogo (genitore – figlio) che si chiama educazione e che è venuto da tempo a mancare.

I genitori non dialogano più con i figli: individualismo, apatia e anaffetività, le nuove frontiere della società giovanile contemporanea

L’attività del dialogo è rappresentata dalla loquacità e dall’ascolto. In questo momento storico, purtroppo, questi due aspetti insiti nel dialogo tra l’adulto e l’adolescente sono prossime all’estinzione; il dialogo tra le due generazioni, pertanto, servirebbe a spiegare in maniera chiara ai più giovani come ci si debba comportare con gli altri, con i propri coetanei, con gli adulti e con chi ha il dovere di istruirli e di formarli.
Il problema della mancanza di dialogo in famiglia di cui oggi qualche genitore nega persino l’esistenza, gioverebbe anche ad insegnare loro ad ammettere i propri errori, ad accettare le critiche e, ove ve ne fosse l’occasione, ad assumersi l’onere della sconfitta personale. In una parola: il dialogo servirebbe principalmente a saper chiedere scusa! Questo atteggiamento significherebbe prendere coscienza dei propri errori, cercando una buona soluzione per non commetterli più.
La colpa di questa ritrosia al dialogo non è certo addebitabile solo ai figli. Molti genitori, infatti, rinunciano alla comunicazione diretta con loro, preferendo la linea morbida della non ingerenza; a volte preferiscono invece tenere un atteggiamento discreto come quello apparentemente dei loro figli, ‘segregati’ tra le quattro pareti delle loro ‘camerette’ per interi pomeriggi.
Insomma, si sceglie passivamente di non voler conoscerli affatto, forse per la paura di sentirsi rimproverati per via della loro scarsa propensione genitoriale nei confronti dell’educazione, quella con la ‘E’ maiuscola.

I genitori conoscono davvero i loro figli? “Siamo preoccupati, non ti conosciamo più…”

Il problema maggiore? Semplice… molti genitori sono anche convinti che non esistono problemi tra loro e le proprie creature. Sono persino convinti di conoscerli queste creature…. Invece no.

Nessuno può conoscere gli altri se non c’è dialogo con questi ultimi!

Una domanda quindi nasce spontanea: li conosciamo davvero i nostri ragazzi? Di certo qualcuno questo dubbio se lo pone in maniera ricorrente ogni santo giorno. In fondo, non li conosciamo davvero abbastanza, eccetto quando scambiamo poche e sfuggenti parole durante i pasti veloci nelle diverse ore della giornata.
Vogliamo parlare poi del ‘rancio veloce’ in occasione del pranzo o della cena? I figli, oggi, sono infastiditi dalla presenza a tavola di chi dà loro la ‘paghetta’ giornaliera o perde il tempo persino per cucinare il loro pasto.
Addirittura, qualche genitore che si autodefinisce ‘buono’, su richiesta del proprio figlio, trova legittimo effettuare il servizio pasto in camera (a pranzo e a cena). Questo significa essere dei buoni genitori? Mah…. secondo noi questo significa sovvertire le regole educative e i ruoli genitoriali; la prassi, rappresentata dalla frase: “Io sono il genitore e tu sei mio figlio” viene sempre spesso sostituita da: “Noi genitori ci inchiniamo al tuo volere…., basta chiedere e ti sarà dato“.

Presto arrivano i capricci, le richieste onerose e i comportamenti anomali: tutta colpa, purtroppo, del buonismo genitoriale

Poi, ad un tratto, iniziano i capricci: si lamentano… pretendono dai buoni genitori l’ultimo modello di ‘melafonino’, il ‘motorino’ elettrico e chissà cos’altro. Non si dialoga più e quando lo si fa è solo per contraddire le loro pretese. A questo punto, i genitori sono sempre più stressati e un po’ di silenzio e di pace sembra l’unico toccasana per il loro benessere, soprattutto dopo una giornata difficile come quella appena trascorsa.
Pertanto, senza batter ciglio, tutte le richieste vengono acconsentite. Da quel momento in poi il silenzio a casa regna sovrano e i propri figli, nel frattempo, ritornato a rifugiarsi sempre più nel loro mondo ‘sociale’, contenti e soddisfatti di aver ottenuto qualcosa che ci si è meritati perchè i loro genitori sono semplicemente ‘buoni’.
In fondo, la colpa di questa disgregazione parentale oltre che familiare può essere imputata esclusivamente ai soliti ‘buoni’ genitori. Sovente, qualcuno di loro risponde che non ha tempo, che è sempre a lavoro. Brutto dirlo, ma questa sembra la solita scusa ‘gettonatissima’, che si utilizza quando non vogliamo andare in chiesa la domenica mattina.
Non è forse questa la soluzione più comoda per scrollarsi di dosso le proprie responsabilità di madri e padri, consacrati da tempo nel regno del ‘buonismo’ assoluto? Oggi, la realtà racconta dell’altro: molte mamme, quelle sempre indaffarate e che non trovano mai tempo per dialogare con i propri ragazzi, trovano il tempo però per altri svaghi e per le attività velleitarie: dal parrucchiere fino all’estetista, per curare con cadenza settimanale il proprio corpo, dai capelli fino all’ultima decorazione artistica che riesce ad abbellire persino le unghie perfette e luccicanti dei piedi.
Intanto, questo stato di benessere personale, egoistico ed egocentrico, è anche avvalorato dalla certezza che i loro piccoli figlioli sono tranquilli a casa, studiano pedissequamente e prendono persino anche dei buoni voti a scuola (pochi per la verità). Peggio ancora, la loro tranquillità si trasforma magicamente in sano relax da spiaggia assolata quando i loro pargoletti stanno giocando ai videogames o chattano tranquillamente su Facebook con gli utenti più ‘sconosciuti’ al mondo, ma che parlano la loro stessa lingua, anche se si tratta di un italiano incerto con inflessioni balcaniche.

L’inesistente Patto didattico educativo tra scuola e famiglia: i conflitti familiari raggiungono l’apoteosi tra i banchi di scuola

Non parliamo poi dei rapporti tra la scuola e la famiglia: una vera e propria tragedia! Molti genitori a scuola vengono solo per le grandi occasioni. Si precipitano solo quando per esempio devono giustificare la quinta, la decima e la quindicesima assenza dei loro figli; spesso con l’atteggiamento di qualcuno che ha premura ed è infastidito per essere stato chiamato più volte dai responsabili della scuola solo per questa o quella inutile pratica burocratica. Vantano il proprio ruolo di mamma o di papà, quasi come quando qualcuno si reca all’ufficio postale per pagare la bolletta della spazzatura e qualche furbo li scavalca in fila.
Molti genitori, per esempio, giungono a scuola con atteggiamenti di sfida, altri di protezionismo estremo; qualcuno (pochi fortunatamente) per raccontare i momenti brutti che stanno attraversando i loro figli per i continui e prolungati conflitti psicologici di difficile interpretazione, anche dopo lunghe sedute dallo psicologo di lungo corso; salvo poi scoprire che lo stesso piccolo malato ‘immaginario’, forse è ammalato solo di accidia ed è anche un bravo e seguitissimo youtuber da 100.000 follower all’anno.
Insomma, hanno sempre un motivo e una giustificazione pronta per le mancanze dei loro ragazzi, imitando inconsapevolmente questi ultimi attraverso le gesta e le traballanti arrampicate sugli specchi dei piccoli ‘attori in erba’.
Chiaramente non sappiamo se in atto vi è realmente un corso di formazione per diventare buoni o cattivi genitori, anche perché forse tanti di questi ultimi non troverebbero neanche il tempo per parteciparvi. L’auspicio, invece, è quello che molti genitori (non tutti fortunatamente) prendano consapevolezza circa il loro metodo educativo intrapreso nell’educazione dei loro figli, riflettendo sul fato che anche i piccoli individui di oggi diventeranno genitori un domani. State di più con i vostri figli, perché così anche loro staranno con voi……, direbbe un uomo saggio ed esperto di vita.