I diplomati magistrali e le contraddizioni della giurisprudenza

I diplomati magistrali hanno accolto con molta soddisfazione la notizia diffusa ieri da Anief. Un ricorso per partecipare al piano straordinario di assunzioni della legge 107 è stato accolto dal giudice del lavoro di Roma. Anche se l’accoglimento riguarda solo chi lo ha proposto e non riversa i suoi effetti automaticamente su tutti, è comunque bello sapere che, come descritto nel dispositivo della sentenza del gdl del tribunale capitolino, “la ricorrente era quindi da intendersi quale soggetto iscritto a pieno titolo nelle graduatorie ad esaurimento, per effetto della sentenza del Consiglio di Stato e del provvedimento emesso dal Miur in ottemperanza alle relative statuizioni”.

L’orientamento del Consiglio di Stato

Diversi appelli sono stati accolti dai giudici di Palazzo Spada. In tutti la motivazione è stata quella che l’originario decreto 235/2014 era da intendersi nullo nella parte in cui escludeva i diplomati magistrali dalle Gae. Tutti i rigetti del Tar espressi con sentenze brevi sono stati ribaltati perché i successivi decreti impugnati, gli oramai famosi 325 del 2015 e 495 del 2016, erano stati adottati in violazione del passato giudicato. Non aveva senso pertanto affermare che avrebbero dovuto impugnare il decreto 235/2014 in quanto atto già annullato dallo stesso Consiglio di Stato. Per l’effetto essi andavano immediatamente inseriti in Gae con riserva in attesa della sentenza di merito ed in attesa della prossima Adunanza Plenaria dello stesso organo di giustizia amministrativa.

Le contraddizioni

La sentenza del gdl di Roma in sintesi dice che i diplomati dovevano partecipare al piano straordinario di assunzioni in quanto erano da considerarsi in Gae sin dall’avvio dello stesso. Fin qui, si direbbe, gli orientamenti collimano e non si capisce cosa aspetti il Miur ad inserirli a pieno titolo una volta e per tutte. Ma ciò che lascia sconcertati è il doppio orientamento della giustizia ordinaria (ed amministrativa) sulla questione. Molti tribunali avevano infatti respinto i ricorsi costringendo i ricorrenti a rivolgersi alle Corti d’Appello. Siamo di fronte ad uno strabismo della giustizia ordinaria ed amministrativa senza precedenti. Insomma, devono stare o no dentro le Gae? Questo si chiede la gente e ci si augura che la Plenaria arrivi presto e metta la parola fine ad una vicenda che definire surreale è poco.