La ministra Valeria Fedeli, con le prossime 52mila assunzioni in ruoli ricuce lo strappo con il mondo della scuola
La ministra Valeria Fedeli, con le prossime 52mila assunzioni in ruoli ricuce lo strappo con il mondo della scuola

Si, è proprio questa l’accusa che viene mossa da parte di molti detrattori nei confronti del partito politico dell’attuale ministra della Pubblica Istruzione Valeria Fedeli. Una semplice operazione contabile e di facciata messa in atto dal PD per recuperare quei consensi dei docenti, oramai da troppo tempo persi dopo la riforma Buona Scuola di Matteo Renzi.

I detrattori della Fedeli parlano di “Operazione consenso” 2017 fatta solo di numeri e senza qualità

Si tratta, come qualcuno dice, della cosiddetta “Operazione Consenso” 2017 in vista delle prossime elezioni politiche che si svolgeranno quasi sicuramente nel 2018. Una scossa meramente politica, insomma, voluta dalla ministra Fedeli ma di fatto richieste a gran voce dal nuovo Segretario Dem, al fine di rinsaldare quei rapporti oramai troncati nettamente tra il partito di maggioranza relativa attuale e i lavoratori della scuola, dopo il braccio di ferro dell’estate 2015 con l’approvazione forzosa della Legge 107.
Furono tanti i docenti che in quella occasione decisero di rinunciare alla loro assunzione solo per la paura di essere ‘deportati’ lontano da casa. Due anni e mezzo di sofferenze e adesso i loro sacrifici verranno ricompensati. La miriade di posti resisi disponibili ieri sera, con l’accordo siglato tra Valeria Fedeli e Pier Carlo Padoan, finalmente suggellano una giusta ed adeguata ricompensa per le loro passare traversie e patemi d’animo.

Lo spauracchio sulle future assunzioni: c’è chi festeggia e c’è chi teme di rimanere definitivamente lontano da casa

Quasi certamente qualcuno ieri sera ha festeggiato per la notizia inaspettata, dopo le sconfortanti dichiarazioni dei giorni scorsi proprio del titolare del Mef a sfavore dell’accordo per motivi prettamente economici e finanziari; in realtà, l’influenza e la pressione politica di Matteo Renzi hanno prevalso per la decisione intrapresa. Qualcuno, invece, si è davvero preoccupato molto per l’epilogo circa il proprio ritorno a casa dopo due anni di duri sacrifici. Ci riferiamo, ovviamente, ai docenti assunti proprio il primo settembre 2015 nelle Fasi B e C della riforma della Buona Scuola, gli stessi che hanno deciso di partecipare al primo grande piano di assunzioni targato Matteo Renzi pur consapevoli di doversi spostare dalla propria terra.
La nota dolente è rappresentata, inoltre, dal più totale fallimento del ministero guidato oggi da Valeria Fedeli, per ciò che attiene alla gestione del personale con particolare riferimento al tema delle immissioni in ruolo. A tal proposito, un altro aspetto criticato da più parti riguarderebbe il Concorso 2016, il quale secondo tutti è risultato essere davvero un fallimento. La maggiore responsabilità di ciò, è da attribuire alle tante Commissioni concorsuali che hanno limitato ampiamente il numero degli idonei e dei vincitori, sacrificando in nome del merito decine di migliaia di candidati, bocciati anche con alle spalle tanti anni di insegnamento da insegnanti precari.

Alcuni interrogativi: per quali classi di concorso e in quali Regioni verranno assunti i nuovi 52mila docenti

L’unica incognita rimasta è quella relativa alla scelta delle CdC oltre che delle regioni d’Italia in cui verranno allocati i nuovi docenti da assumere. Come è facile prevedere, le regioni meridionali sono oramai sature, (a causa della deroga voluta lo scorso anno dal Miur con il piano straordinario sulla mobilità 2016). Tante, quindi, sono le domande che tutti si chiedono a proposito dell’iter assunzionale: il primo, per esempio riguarda la questione delle sedi di assunzione e molti si chiedono se le stesse sono quelle delle regioni settentrionali. Oppure, qualcun altro si domanda se le prossime immissioni in ruolo porteranno i docenti meridionali ad incrementare, ancora una volta, il cosiddetto pendolarismo verso le regioni settentrionali della nostra penisola. Un vero e proprio rompicapo, insomma, di difficile risoluzione che presto dovrà avere necessariamente le adeguate risposte dal Miur.