Valutazione dei docenti e delle scuole: il convegno di Roma

Sul tema della valutazione delle scuole e dei docenti si è svolto oggi un convegno organizzato dal M5s. L’evento si è tenuto presso la Sala Tatarella questa mattina a Roma in Via degli Uffici del Vicario 21. I lavori sono stati aperti dal vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio che ha salutato gli ospiti. Sono intervenuti i deputati del M5S in commissione Cultura: Silvia Chimienti, Luigi Gallo, Francesco D’Uva e Gianluca Vacca. In veste di moderatore c’era il giornalista del Fatto Quotidiano Lorenzo Vendemiale.

Valutazione indispensabile

Per il direttore fondazione Giovanni Agnelli Andrea Gavosto la valutazione è indispensabile per le nostre scuole. Il sistema non è il migliore in assoluto: va sicuramente perfezionato, secondo Andrea Gavosto. Ciò che va osservato è il gap esistente tra le varie scuole per ridurre le differenze e migliorare il tutto. Secondo il direttore della fondazione poi, a proposito della innovazione della 107 relativa al bonus ai docenti, ha detto che non funziona perché non offre obiettivi di miglioramento.

Non solo Invalsi

Sul tema dell’Invalsi è intervenuto il responsabile nazionale Roberto Ricci a cui il moderatore ha concesso 10 minuti per dire se è una cosa buona e giusta. Sicuramente ad esse non si può affidare il compito di garantire l’intero arco della valutazione, ha esordito Ricci. Vanno usate solamente per favorire il miglioramento di chi è ancora indietro. I limiti delle prove invalsi sono tutti nel restringimento della didattica verso il contenuto delle prove. Sono solo la base dalla quale partire per ottenere un miglioramento e non lo strumento che in assoluto assicura la valutazione degli studenti.

Valutare i docenti

Va trovato un altro modo di valutarli. Per Rino Di Meglio della Gilda Insegnanti non è certamente il bonus il mezzo migliore. Non ha effetti sul sistema scolastico e inoltre in questo modo si buttano i soldi. Sullo stesso tema Stefano D’Errico di Unicobas ha chiarito la posizione del sindacato. Non c’è una chiusura a prescindere ma forse va prima valutato il sistema formativo italiano, i programmi. E’ da qui che si dovrebbe ripartire.