Gae infanzia e potenziamento

Le docenti delle Gae infanzia hanno accolto tiepidamente le affermazioni trionfalistiche di Valeria Fedeli. Sull’aumento di cattedre in organico di diritto ancora non si conosce l’entità riservata alle Gae infanzia. Più che leggittimo nutrire dubbi sia su questo che sul famigerato progetto 0-6. La riforma 0-6 che sarà pubblicata nei prossimi giorni in Gazzetta Ufficiale è un “salto in avanti culturalmente straordinario. Un investimento culturale e formativo che mancava da anni”, aveva detto la Fedeli, ma a giudicare dalle contestazioni ricevute a Bologna, davanti al teatro Testoni, non sembrerebbe affatto.

Impegni disattesi

Se per davvero i bambini 0-6 hanno diritti propri e si vorrà procedere con una vera inclusiva, come dice il ministro, bisognerà adottare altre soluzioni. Si inserisce in questo contesto la richiesta che una docente ha inoltrato alla redazione di OS in cui si batte il tasto sulle dimenticanze del Pd. Con le docenti delle Gae infanzia era stato preso un impegno che non è stato onorato ne dal governo Renzi e ne dal governo Gentiloni. Poche centinaia di cattedre in più in organico di diritto non sono in grado di risolvere il problema. E di sicuro non sarà un progetto 0-6, per quanto svolta culturale storica, a risolvere il problema delle classi pollaio. Serve ben altro alla scuola e ai bambini.

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Ci vuole il potenziamento

Alle 16mila docenti ancora nelle Gae era stata fatta una promessa di essere immesse in ruolo su potenziamento. Il caso, come si ricorderà, era stato portato in aula dall’On. Di Lello. Allo stato attuale questa rappresenta l’unica soluzione possibile per esaurire le graduatorie ancora stracolme. Assicurare ai bambini la continuità didattica e garantire loro una vera inclusione non può prescindere dall’unica alternativa valida costituita appunto dal potenziamento. Il diritto costituzionalmente maturato dalle docenti in questione può essere rispettato solo adottando questa soluzione per una stabilizzazione che è attesa ormai da troppo tempo.

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