Scuola, bullismo: minacciato e costretto a rubare in casa per pagare i bulli

Un incubo durato quattro mesi per un ragazzino di un istituto superiore di Empoli. ‘Dammi venti euro altrimenti ti massacro di botte’. Una vera e propria estorsione quella promossa da un bullo che, col passar dei giorni, trova addirittura la complicità di altri quattro compagni. Le richieste di ‘pizzo’ venivano fatte a scuola e l’incasso avveniva alla fermata dell’autobus. Inizialmente 20 euro, poi 50 alla settimana, sino ad arrivare addirittura a 500 euro in una volta sola.

Scuola, giovane minacciato costretto a rubare in casa per pagare i bulli

La vicenda, riportata dal quotidiano ‘Il Tirreno’, si aggrava con il passar dei giorni e un amico della ‘vittima’, insospettito per tutti quei soldi in mano al compagno. Poi la domanda sorge spontanea: ‘Cosa ci fai con tutti quei soldi?‘. Il ragazzino evita di rispondere ma al termine delle lezioni, quella stessa mattina, l’amico chiede nuovamente al compagno: ‘Ce l’hai ancora quella banconota?’. ‘No’, è la risposta che insospettisce il giovane che decide di parlarne con un insegnante.
Parlano con il ragazzo che – in lacrime – racconta tutto. Così, viene contattata la polizia e alla fine i cinque bulli, tutti minorenni e iscritti nello stesso istituto del giovane, vengono denunciati per estorsione continuata in concorso: rischiano una pena da 5 a 10 anni di reclusione. Dagli accertamenti effettuati dalla Polizia, è emerso che in quattro mesi, il ragazzino aveva consegnato circa 1.300 euro ai suoi estorsori: il denaro è stato rubato al nonno e alla mamma, che non si erano resi conto dell’ammanco.
Da sottolineare che le condizioni economiche delle famiglie dei ‘bulli’ e quella della povera vittima non vi sono differenze sostanziali: quindi le richieste di denaro non avevano come ‘movente’, il bisogno o una determinata povertà, ma solo per capriccio e prepotenza.