Reintrodurre la deroga al blocco triennale delle assegnazioni provvisorie

La deroga al blocco triennale delle assegnazioni provvisorie ritorna a far discutere dopo la diffusione del comunicato del sindacato Anief. Come si ricorderà era stata la stessa Valeria Fedeli a dire che per quest’anno la deroga sarebbe stata concessa solamente per pochi casi sporadici. Ma Anief emette un comunicato dove spiega che intraprenderà nuovamente azioni legali se non verrà concessa la deroga come avvenuto lo scorso anno.

Il comunicato

Non è possibile negare il sacrosanto diritto al riavvicinamento a casa. Questo e altro viene esplicitato da Anief in un comunicato nel quale spiega che, alla luce della firma del contratto collettivo nazionale in cui non c’è più il vincolo alla mobilità provinciale e interregionale, impedire la deroga anche in situazioni dove sono le esigenze familiari a richiedere mobilità con assegnazione provvisoria sarebbe del tutto irragionevole e privo di logica. Per questo motivo i legali del sindacato stanno già vagliando le azioni legali da intraprendere.

Le convinzioni di Anief

“Lo scorso anno fu trovato, saggiamente, un compromesso, introducendo una deroga alla legge, proprio per sanare gli errori strategici del Miur, cui hanno fatto seguito pure gli errori dell’algoritmo ministeriale. Oggi quel compromesso va confermato, perché le condizioni di titolarità del personale sono rimaste nella maggior parte dei casi immutate”. A corredo di queste dichiarazioni segue il monito del ricorso ancora una volta alla giustizia.

La guerra dei posti

Al sud notoriamente la situazione in fatto di cattedre è catastrofica e quanto palesato da Anief non mancherà certamente di provocare le proteste dei 45 mila resistenti nelle Gae. Questi hanno fatto una scelta di coerenza che è che trova il suo fondamento nella convinzione che per lavorare non è possibile accettare un posto a 500 km e oltre da casa. Ma richiedere nuovamente una deroga del blocco triennale significherebbe mettere drammaticamente contro i docenti neo immessi in ruolo con i colleghi precari ancora in attesa. Forse, stavolta, a derogare dovrebbe essere il sindacato.