Scuola, permessi legge 104: è lecito chiedere sempre gli stessi giorni della settimana?
E’ lecito, per un docente, chiedere i permessi per l’assistenza sempre negli stessi giorni? La domanda è stata posta da un insegnante al quotidiano ‘Italia Oggi’. Nella lettera, infatti, si rivolge il seguente quesito: ‘Nella mia scuola il dirigente sostiene che per fruire dei tre giorni mensili per l’assistenza al disabile è necessario indicare in anticipo i giorni avendo cura di non fruirne ripetutamente negli stessi giorni della settimana. E legale tutto ciò?’

Scuola, permessi legge 104: è lecito chiedere gli stessi tre giorni?

L’esperto di ‘Italia Oggi’, Antimo Di Geronimo, nella sua risposta al quesito, ha citato l’articolo 15, comma 6, ultimo periodo, del vigente contratto di lavoro, contratto che dispone che i permessi previsti dall’articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 devono essere possibilmente fruiti dai docenti in giornate non ricorrenti.
Si tratta di una norma di indirizzo – ha spiegato Di Geronimo – che non dispone obblighi tassativi, ma che va tenuta nel giusto conto in sede di applicazione. La ratio della clausola negoziale va nel senso di contemperare il diritto dell’assistito di fruire dell’assistenza del parente a ciò obbligato e, al tempo stesso, evitare che le assenze, ricadendo sempre negli stessi giorni della settimana, privino gli alunni del diritto alla continuità didattica. 
Tale esigenza, peraltro, assume rilievo in modo particolare nelle scuole secondarie, specie in riferimento a discipline per le quali sia previsto un esiguo numero di ore di lezione settimanali. Resta il fatto, però, che non si tratta di un obbligo tassativo.
Pertanto – ha concluso l’esperto di ‘Italia Oggi’ – in corrispondenza di esigenze in-differibili in capo all’assistito (si pensi alla necessità di assistenza a fronte di terapie cicliche da effettuarsi nello stesso giorno della settimana) è giuridicamente legittimo fruire di tali permessi anche negli stessi giorni. Purché ciò avvenga in osservanza degli obblighi di correttezza e buona fede, cui sono tenute le parti nell’esecuzione del contratto ai sensi degli articoli 1175 e 1375 del codice civile.