Scuola: prima di tutto i diritti di un popolo
Scuola: prima di tutto i diritti di un popolo

Scuola: nel corso di ogni anno scolastico l’organico complessivo degli insegnanti di sostegno è cresciuto in Italia perché maggiore è stata la consapevolezza da parte dei cittadini con figli in età scolare con disabilità, di avere riconosciuto l’insegnante con specializzazione sul sostegno.
RESTA INFORMATO GRATUITAMENTE SUL MONDO DELLA SCUOLA, ISCRIVITI AL GRUPPO FACEBOOK, CLICCANDO qui O CLICCA “MI PIACE” SULLA PAGINA FACEBOOK
Purtroppo questo aumento è stato solo in parte frutto di una scelta condivisa e voluta da parte della amministrazione statale, del MIUR e del MEF, che avrebbero dovuto semplicemente fare discendere da un diritto, il dovere di assegnare gli insegnanti di sostegno.
Si può, anzi, senz’altro affermare, senza tema di smentita, che lo Stato ha reso difficile la vita delle famiglie e ha fatto cassa sugli alunni disabili, non prevedendo un organico in linea con le iscrizioni degli alunni disabili.
Le famiglie, come previsto dalla legge 104/92, hanno seguito l’ter per l’attribuzione dell’insegnante di sostegno, ma il Miur ha troppo spesso riconosciuto ore di sostegno in difetto rispetto a quanto stabilito dai gruppi misti (neuropsichiatri infantili, genitori ed insegnanti).
Il tentativo da parte dello Stato di fare cassa sugli alunni con disabilità si è però rivelato un progetto fallimentare. Sia sotto il profilo morale e civile, ma anche sotto il profilo finanziario.
Le famiglie, già provate da una realtà difficile in sé, si sono sempre più numerose, dovute rivolgere agli avvocati per avere riconosciuto un diritto costituzionalmente garantito.
Nella totalità dei casi, il ricorso ha avuto un esito positivo.
Non si comprende la ratio di una amministrazione ministeriale che costringe le famiglie a ricorrere ad un avvocato, ingolfando il funzionamento del TAR, incidendo negativamente sulle casse erariali (perché è stato sempre condannato) e soprattutto negando un diritto costituzionalmente garantito, causando una discontinuità didattica attraverso l’aumento di un organico neanche previsto dalla normativa scolastica, quello dei posti “in deroga”, che come sanno gli addetti ai lavori, non consente la stabilizzazione del personale docente.
Ogni sentenza di condanna del MIUR da parte del TAR ha comportato un danno economico per l’erario mediamente di circa 6000 euro.
Le famiglie in caso di accoglimento del ricorso ricevono un giusto risarcimento di 1000 euro per ogni mese di assenza dell’insegnante di sostegno (o della figura assistenziale prevista), a partire dalla notifica del ricorso e fino alla effettiva assegnazione delle ore richieste.
Inoltre la sentenza copre l’intero percorso scolastico dell’alunno, (sino a quando non muta la situazione di gravità!!!), e per questo si comprende la reiterazione di provvedimenti da parte delle USR Regionali, che ogni anno sono costrette ad inseguire le sentenze dei Tribunali per allineare l’organico richiesto con le effettive esigenze degli studenti.
Lo stesso vale per l’ottenimento delle figure specialistiche quali assistenti igienico sanitari, assistenti all’autonomia e assistenti alla comunicazione, attribuite in questo caso da Comune (per le scuole infanzia, primaria e medie) e dalle Città Metropolitane ex Provincia (per le scuole superiori), che si aggiungono ai casi sopramenzionati e che molto spesso non erogano servizi per mancanza di risorse economiche.
In Italia, dal 2007 ad oggi, questo strano fenomeno tutto nostrano, ha determinato un organico di posti in deroga che ha raggiunto il 35% delle cattedre effettivamente necessarie. Infatti lo scorso anno sono state 130.000 le cattedre complessivamente assegnate di cui solo 97.000 sono in organico di diritto, cioè dove ci sono insegnanti di ruolo. Il resto dei posti viene dato con incarichi annuali a tempo determinato.
RESTA INFORMATO GRATUITAMENTE SUL MONDO DELLA SCUOLA, ISCRIVITI AL GRUPPO FACEBOOK, CLICCANDO qui O CLICCA “MI PIACE” SULLA PAGINA FACEBOOK
La continuità didattica è un optional in queste condizioni, se pensiamo che con gli errori commessi dalla “Buona Scuola”, 30.000 insegnanti di sostegno hanno una titolarità sulla carta al nord, ma avendo sempre lavorato al sud, per effetto di una tutela sempre esistita, si ricongiungono alle loro famiglie, perché possono tornare sui posti in deroga del SUD.
Il dicastero della Fedeli ha intenzione di non concederle per l’anno scolastico 2017/2018 le assegnazioni provvisorie condannando all’esilio forzato gli insegnanti del SUD
I posti in deroga raggiungeranno nel corrente anno scolastico 2017/2018 la cifra di 47.000 unità.
Quasi due terzi sono concentrate nelle regioni del SUD e non come qualche disinformato di corte scrive, perché ci sono medici e neuropsichiatri compiacenti che gonfiano il dato delle certificazioni di disabilità, alla stessa stregua dei falsi invalidi. La verità è che al SUD prima che al NORD i cittadini si sono resi conto delle ingiustizie di cui si è reso protagonista lo Stato e prima di altri hanno cominciato a fare ricorsi al TAR.
Allora la prospettiva cambia. Lo Stato è il responsabile della disorganizzazione, della mancata applicazione delle leggi e della Costituzione.
Aver fatto la scelta in un decennio di non trasformare tale organico dei posti in deroga in diritto ha comportato oltre ad un danno erariale (sentenze dei TAR) di almeno 300 milioni di euro, disagi enormi per gli studenti, per le famiglie ed infine ai lavoratori della scuola.
Il tentativo dei Media di fare ricadere le responsabilità del malfunzionamento del sistema scolastico al poco senso di responsabilità dei docenti meridionali assunti negli ultimi anni e con sedi di titolarità nelle province del NORD, dopo avere lavorato per una vita nelle proprie province perché i posti c’erano e ci sono ancora oggi, aggiunge poi sconcerto e rabbia, specie se certi articoli, servizi televisivi e certe affermazioni non sono accompagnate dai dati.
La verità è che le poche immissioni in ruolo fatte negli ultimi tre anni, in rapporto ai tanti pensionamenti e alle effettive necessità, sono state dirottate soprattutto al nord, incrementando al SUD solo i posti in deroga per effetto delle sentenze dei Tribunali.
Strategia che si è poi “rivelata” con le scelte effettuate dal Governo Renzi, con il varo della Legge 107/2015 e la conseguente deportazione degli insegnanti del SUD. Una precisa volontà politica che ha posto le basi per alimentare una nuova questione meridionale.
Se mettiamo sotto i riflettori i dati e le ripartizioni delle 27.000 immissioni in ruolo sul sostegno previste con la legge 128/2013, durante il Governo Letta e disposte attraverso la progressiva trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto, scopriamo come questa operazione è stata errata, e di questo “errore” il MIUR era stato informato durante un incontro a cui lo scrivente aveva denunciato tutto già nel 2014. Avviata nel mese di Marzo 2014 con una prima tranche di immissioni, pari a 4.447 posti, è proseguita nell’agosto 2014 con ulteriori 13.342 posti e che si è conclusa con altri 8.895 per il 2015-2016.
Errata perché il criterio di ripartizione nazionale concordato con le OO.SS. firmatarie di contratto, aveva voluto uniformare in tutte le regioni italiane un rapporto tra organico di diritto e organico di fatto pari all’88% circa.
Ma tale criterio è stato applicato ad un valore di organico registrato nel 2007 e fissato come invalicabile dall’allora Governo. Per questa ragione l’organico del 2007 non poteva mai rappresentare la reale situazione determinatasi nel 2013, anche perché tutti i posti che per effetto delle sentenze dei Tribunali confluivano in un posto chiamato “in deroga”, non poteva essere oggetto di immissioni in ruolo.
Nel 2013 i dati sui posti in deroga erano già chiari. La prevalenza dei posti in deroga nel 2013 era nelle regioni meridionali.
Quindi la scelta di non inserire nel dato complessivo l’ammontare dei posti in deroga, su cui poi applicare la percentuale dell’88% per la trasformazione in organico di diritto, ha certamente favorito le regioni del NORD e penalizzato molto le regioni del SUD.
Ad esempio il dato del 2007 preso a riferimento per la Sicilia era di 11430 e l’88% ha determinato un incremento di circa 1500 posti in quel triennio, portando il dato dell’organico di diritto da 8500 a 10.020. In Sicilia nel 2013 c’erano già 2000 posti in deroga.
Se il dato avesse tenuto conto anche dei posti in deroga di allora si sarebbe dovuto fare l’88% di circa 13500. E questo avrebbe determinato un organico di diritto di 11900 posti. Cioè una differenza di 2000 posti in organico di diritto che corrisponde esattamente ai due terzi degli insegnanti specializzati siciliani deportati successivamente al nord dalla Buona Scuola.
A maggiore ragione se i posti in deroga oggi sono lievitati a più di 5000 in Sicilia e conti analoghi si possono fare per tutto il meridione: in Campania i posti in deroga sono circa 6000, in Puglia più di 3500 nelle Marche 1000, in Abbruzzo 1300 e cosi via in Calabria Basilicata Sardegna. Lo stesso non vale per le regioni del Nord, dove i posti in deroga sia in valore assoluto che in termini percentuali rispetto agli alunni è decisamente inferiore.
Quindi si riporta la tabella dal quale si evince che a partire dalla seconda tranche del decreto Carrozza è stata modificata una prima ripartizione (del settembre 2013) che era stata decisa dal Ministero.
Questo criterio ha determinato, ad esempio in Sicilia, una differenza complessiva nel triennio 2013 2015 di -1394 posti, rispetto alla prima ipotesi del MIUR/OO.SS. del settembre 2013, ed un + 1512 nel Lazio, o un + 845 nella Lombardia, tanto per citare i casi più eclatanti.
Ma ciò che evidenzia la tabella stessa è l’incremento abnorme previsto con questa ripartizione del numero complessivo delle immissioni in ruolo nelle regioni del NORD a danno delle regioni del SUD. L’incremento nel triennio 2013/2015 in Lombardia è stato di 5824 posti, nel Lazio di 4094, nel Veneto di 2461 posti, molto al di là delle effettive consistenze di docenti presenti nelle graduatorie ad esaurimento di quelle regioni e che mai avrebbero determinato una sufficiente soddisfazione delle esigenze di quei territori.
Anziché prevedere un piano di formazione e di immissioni in ruolo per quelle regioni del NORD, dove c’è carenza cronica di insegnanti, lasciando liberi gli insegnanti di scegliere dove insegnare, hanno ideato l’algoritmo per destinare insegnanti del SUD, che ancora servirebbero in quelle regioni, per dirottarli nelle regioni del NORD. Talmente sproporzionato fu il Piano Carrozza, delle 27.000 assunzioni del triennio 2013/15, che neanche il recente esodo volontario dei tanti insegnanti del SUD a NORD, determinatosi con l’aggiornamento delle graduatorie del 2014, riuscì a colmare le esigenze; e infine non poterono essere coperte in quanto in molte provincie del Nord le graduatorie erano già esaurite, con la conseguenza che quei posti andavano definitivamente persi.
Più precisamente la legge 128/2013, prevedeva che nelle province ove questo accadeva, cioè in caso di esaurimento delle graduatorie degli elenchi del sostegno, si poteva dirottare questo contingente sulle immissioni in ruolo su classi comuni nell’ambito della stessa regione e provincia. Quindi nessuna restituzione sul sostegno alle regioni del SUD fu immaginata e voluta.
RESTA INFORMATO GRATUITAMENTE SUL MONDO DELLA SCUOLA, ISCRIVITI AL GRUPPO FACEBOOK, CLICCANDO qui O CLICCA “MI PIACE” SULLA PAGINA FACEBOOK
A nostro parere si continua a sottovalutare situazioni che come in Sicilia, insieme alla Campania, vantano la maggiore presenza di alunni disabili gravi (art.3 comma 3) e che di conseguenza abbassano il rapporto medio tra docenti e studenti disabili (da un docente per ogni due studenti disabili ad un docente per ogni studente disabile). Tutto ciò corroborato dai continui ricorsi al Tar vinti dalle famiglie per ottenere la copertura oraria per i figli. Il MIUR semplicemente ed erroneamente non ha volto teneri in conto della reale consistenza del personale precario presente nelle graduatorie ad esaurimento nelle diverse regioni di allora, e della diversa composizione al suo interno caratterizzata al SUD da docenti con punteggi altissimi e al NORD con punteggi bassissimi.
Tabella:
Tabella
Infatti il paradosso di questo criterio è stato quello di avere indotto e costretto migliaia di docenti ad emigrare al NORD per rincorrere il ruolo, ma allo stesso tempo di lasciare sguarniti posti al SUD risultati adesso necessari.
 SAREBBE STATA AUSPICABILE LA RESTITUZIONE DEI POSTI E LA RIDETERMINAZIONE DELLA RIPARTIZIONE DELLE 27.000 IMMISSIONI IN RUOLO EFFETTUATE  CON LA LEGGE 128/2013.
Ed invece nonostante siamo arrivati alla fine del 2017, due anni dopo la Buona Scuola, che avrebbe dovuto eliminare l’organico di fatto e la “supplentite”, nell’organico di Diritto della Sicilia siamo ad un dato che è inferiore a quel limite che fu posto nel 2007 e cioè di 10660 anzicchè 11.430. Non solo non abbiamo colmato le necessità previste nel lontano 2007 ma siamo al di sotto di 783 posti rispetto alle promesse del 2015 della Buona Scuola e sopportiamo l’onta di 5000 posti in deroga solo in Sicilia e di 47.000 in tutta Italia.
Questa è una vergogna nazionale. E’ uno scandalo che dovrebbe portare tutti gli addetti ai lavori alle dimissioni immediate per avere fatto soffrire deliberatamente migliaia di famiglie con figli con disabilità, negando loro la continuità didattica. Per aver fatto soffrire le pene dell’inferno a chi ha sopportato decine di anni di precariato immotivato e che adesso subiscono per giunta l’allontanamento coatto nelle regioni del NORD, subendo un ondata di offese e di insulti da parte di una opinione pubblica ad arte indottrinata, sol perché chiedono che sia riconosciuto loro il diritto di lavorare dove hanno sempre lavorato e dove hanno casa e famiglia, DOVE OLTRETTUTO CI SONO I POSTI.
La nuova questione meridionale ha le stesse radici di quarant’anni fa. Mancava la manodopera a basso costo ed intere generazioni si sono trasferite nel triangolo industriale negli anni ‘50. Mancando gli insegnanti al nord, hanno deciso di portarli dal SUD. La nostra storia sarà diversa se avremo il coraggio di denunciare le storture e gli errori e quindi le politiche sbagliate. Un popolo che è mal amministrato ha il dovere di ribellarsi. Pertini dichiarava “Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo, va cacciato via anche con mazze e pietre.“
RESTA INFORMATO GRATUITAMENTE SUL MONDO DELLA SCUOLA, ISCRIVITI AL GRUPPO FACEBOOK, CLICCANDO qui O CLICCA “MI PIACE” SULLA PAGINA FACEBOOK
Osservatorio Diritti Scuola chiede pertanto

  1. di ripristinare le condizioni per concedere le assegnazioni provvisorie come fatto durante lo scorso anno 2016/2017 a parziale risarcimento per tutte le ingiustizie vissute in questi anni, e la contestuale trasformazione di tutti i posti in deroga in organico di diritto, per sanare le ulteriori ingiustizie a cui sono sottoposti coloro che legittimamente non hanno prodotto domanda di immissione in ruolo con la legge 107/2015 e che loro malgrado sono ancora inseriti nelle GAE o negli elenchi del concorso, nonostante migliaia di posti disponibili, affinché possano transitare nei ruoli a tempo indeterminato.
  2. Chiede ai sindacati di tutelare i lavoratori non cedendo alle sirene della finanza pubblica, ma pretendendo il rispetto delle leggi e della dignità dei lavoratori e il diritto degli alunni e dei contribuenti. In tal senso chiede che rendano conto ai lavoratori e alle famiglie della loro posizione circa la trattativa in essere sulla mobilità annuale.
  3. Chiede che a conclusione delle operazioni di avvio dell’anno scolastico, sia espletato un censimento per aver chiaro e noto il numero dei posti vacanti al fine di rendere possibile un concorso nazionale pubblico a cattedra, che preveda in anticipo dove siano i posti, affinché ognuno possa avere la libertà di determinare la propria vita e le proprie scelte professionali
  4. Chiede al Ministro di Grazia e Giustizia di intervenire affinché le migliaia di ricorsi presso i tribunali ordinari e amministrativi possano trovare una rapida soluzione, senza lasciare nel limbo per diversi anni il destino dei cittadini italiani.
  5. Chiede al Presidente della Repubblica se non senta il dover di intervenire alla luce delle gravi denunce esposte nel presente documento.
  6. Chiede ai parlamentari della Repubblica Italiana di intervenire presso le Commissioni parlamentari e presso lo stesso Parlamento, al fine di chiudere la scandalosa pagina dei posti in deroga sul sostegno, che ancor prima di essere uno schiaffo ai lavoratori, è un pugno nello stomaco della gente più debole del nostro Paese, ma che non saranno lasciati soli.
  7. Chiede ai genitori di avviare con il sostegno ed il gratuito patrocinio di ODS, un ricorso nazionale contro i posti in deroga sul sostegno, perché nessun alunno debba più combattere contro lo Stato per ottenere un diritto che i padri costituenti hanno sancito nella Costituzione.
  8. Chiede ai lavoratori della scuola di alzare la testa, perché la stagione dei vincoli di bilancio è finita e che i diritti non possono dipendere dalle risorse economiche.

Prima di ogni cosa vengono i diritti di un popolo

Palermo 01/06/2014

telegram-scuolainforma-336x280

Prof. Leonardo Alagna – Osservatorio Diritti Scuola
RESTA INFORMATO GRATUITAMENTE SUL MONDO DELLA SCUOLA, ISCRIVITI AL GRUPPO FACEBOOK, CLICCANDO qui O CLICCA “MI PIACE” SULLA PAGINA FACEBOOK