Ticket restaurant, un diritto negato al personale della scuola
Ticket restaurant, un diritto negato al personale della scuola

Ticket restaurant per gli insegnanti – Durante lo svolgimento dell’anno scolastico migliaia di insegnanti sono costretti al cosiddetto ‘pranzo veloce’. Il pasto preferito è rappresentato da uno o più panini imbottiti. Spesso gli impegni pomeridiani (quasi uno a settimana) sono intervallati da tre quarti d’ora, tra la fine delle attività didattiche e l’inizio dell’appuntamento pomeridiano e, subito, scatta l’occasione per un pasto ultra veloce.

Gli insegnanti & il panino: lo Stato risparmia con noi, anche sui ticket restaurant

Esasperati da questa situazione che oramai sta divenendo la norma, molti insegnanti stanno cominciando a chiedersi sul perché i sindacati non hanno mai avanzato una richiesta circa questo problema, ovvero l’utilizzo dei buoni pasto anche per il personale in servizio a scuola.
Facendo una velocissima ricerca su questo argomento, subito scopriamo alcune cose: “i buoni pasto – secondo quanto riportato dalla normativa che regolamenta questa tematica – possono essere richiesti dai lavoratori sia full-time che part-time quando presso l’azienda non è presente il servizio di mensa oppure tale servizio non è previsto per una categoria di lavoratori. Ogni lavoratore ha diritto ad un buono pasto giornaliero, per ogni giorno di lavoro effettuato, dal valore compreso tra i 2 e i 10 euro, che va speso interamente e non dà diritto a resto”. In pratica, a quanto pare, la categoria dei lavoratori scolastici non è assoggettata a questo ‘benefit’ che invece spetta alla maggior parte dei lavoratori della Pubblica Amministrazione.

Le precisazioni circa il costo del ticket restaurant da parte dell’Aran

Il presente assunto viene esplicitato dall’Aran, il quale continua a chiarire altri aspetti che riguardano, nello specifico, il calcolo dell’importo relativamente ai buoni pasto spettanti ai lavorati delle P.A.
Prendendo spunto da un interessante articolo pubblicato lo scorso marzo da AdnKronos si legge che l’Agenzia Aran delle Pubbliche Amministrazioni, con parere Ral-1910-Orientamenti Applicativi del 9 febbraio 2017, ha indicato su quale importo deve essere calcolata la quota di 1/3 da porre a carico del dipendente fruitore tra:

  • valore facciale del buono (ad es. € 8);
  • costo effettivo del buono acquisito dall’ente, mediante adesione a convenzione Consip (ad es. € 6,90, corrispondente ad € 8, meno lo sconto praticato).
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Bene, più nello specifico Aran precisa: “è sufficiente che l’ente provveda all’erogazione, per ogni ‘ticket’, di una somma, esclusivamente a proprio carico, pari ai 2/3 del costo unitario di un servizio mensa, risultante dal costo dei generi alimentari e del personale (l’importo può essere individuato dall’ente anche attraverso una semplice indagine di mercato o avvalendosi della collaborazione della Camera di Commercio o delle associazioni dei ristoratori o con verifiche presso mense aziendali dell’area territoriale interessata)”.
Ed ancora: “In tal modo”, riferisce ancora Aran, “la disciplina contrattuale, prevedendo che il valore nominale del buono pasto deve corrispondere ai due terzi del costo unitario di un pasto medio, ha inteso fornire un criterio per quantificare la spesa massima che può essere posta a carico dell’ente nel caso di attivazione del servizio dei buoni pasto“.

Il cumulo dei ticket restaurant spesi al supermarket

Poi, improvvisamente però, quando ci troviamo al supermarket veniamo a conoscenza che qualcuno paga la propria spesa con i buoni pasto, quelli che dovevano servire al dipendente per il proprio pranzo.  Certo, gli insegnanti lavorano solo di giorno (questo è quello che risponderebbero i sindacati se venissero interpellati) ma di fatto in molte scuole dove persiste oramai da anni la cosiddetta ‘settimana corta’ gli impegni pomeridiani (80 ore durante l’anno scolastico) si configurano come un orario continuato e senza soluzione di continuità, ad eccezione della pausa pranzo che va dalle ore 14:00 alle 14:45 nei migliori dei casi.

Una richiesta ben precisa ai sindacati: “i ticket restaurant anche per il personale della scuola”

Se pensiamo poi che molti docenti (e non solo) risiedono decine e decine di chilometri distanti dalla loro abitazione il risultato è che nel migliore dei casi, gli stessi non potendo ritornare a casa preferiscono la soluzione più sbrigativa: il panino, compromettendo la loro salute e il disagio che comporta un pasto veloce.
Si chiede dunque ai sindacati, in vista del prossimo (si spera) Contratto della P.A., in maniera solerte di voler attenzionare questo delicatissimo problema e di volerlo sottoporre all’attenzione del governo per trovare una soluzione ottimale relativa a tutti i lavoratori della scuola, insegnanti, Dirigenti scolastici e personale ATA, ai quali spetta lo stesso trattamento che oggi è riservato a tutti i dipendenti pubblici.