Privacy e scrutini ‘secretati’: più trasparenza, parola di De Robertis
Privacy e scrutini ‘secretati’: più trasparenza, parola di De Robertis

La squillante riflessione di Pier Francesco De Robertis sull’eccessivo ‘protezionismo’ rivolto ai nostri figli – E’ tempo di scrutini e i capi d’istituto sono pronti a dare il via a questa fase valutativa rivolta agli alunni ma che vede protagonisti tutti i docenti (tranne gli insegnanti di religione), impegnati a breve (dopo la fine delle attività didattiche) alla disamina puntiforme del rendimento didattico e disciplinare degli studenti relativamente a questo anno scolastico.

La pubblicazione segretata dei risultati negativi dopo gli scrutini, De Robertis: “non è una questione di privacy”

Spulciando sul web siamo stati colpiti da un interessante articolo sulle pagine online del quotidiano ‘La Nazione’; parliamo di un interessante pezzo giornalistico a firma di Emanuele Perna, il quale intervista il suo Direttore, ovvero Pier Francesco De Robertis, in risposta ad alcune questioni poste dai lettori.
L’intervistatore, in pratica, si rivolge al suo Direttore chiedendogli come mai dopo gli scrutini finali tutte le istituzioni scolastiche affiggono i ‘quadri’ sugli albi, relativi agli alunni ammessi alle classi successive, omettendo invece di pubblicare i voti degli studenti che non sono stati promossi. Emanuele Perna, nello specifico, si chiede se questa modalità appena descritta ha a che fare o meno con la privacy.
La risposta del Direttore de ‘La Nazione’ è esemplare. De Robertis descrive con chiarezza e lucidità la verità circa tale modalità, poco trasparente e che, a suo modesto avviso, poco avrebbe a che fare con la privacy. Ma vediamo la risposta del Direttore.

La risposta che non ti aspetti: una lucida ‘riflessione’ di Pier Francesco De Robertis

Scrive Pier Francesco De Robertis: «Caro Perna, non credo che sia giusto. E la privacy c’entra poco. C’entra piuttosto questo nostro senso esasperato di protezione, per cui vogliamo evitare ai nostri figli le brutte figure, anche quando se lo meritano, pensando che la notizia di un cattivo voto possa in qualche modo procurar loro chissà quale trauma. Personalmente sono contrario. Per prima cosa c’è una esigenza di trasparenza, per cui è giusto che tutti sappiano come sono stati trattati gli studenti di una certa classe, così che possano essere tenuti sotto controllo eventuali favoritismi (o sfavoritismi) da parte degli insegnanti; poi c’è una doverosa chiamata alla responsabilità per i ragazzi: il sapere che il loro comportamento (in bene o in male) sarà conosciuto e li spingerà a dare il meglio. Non vedo traumi particolari nel far sapere di un voto poco lusinghiero. Anche perché per evitare la canzonatura, lo studente può ricorrere al solito vecchio metodo, che funziona sempre: studiare. Purtroppo l’eccesso di protezione e la volontà di mettere tutti sullo stesso livello produce appiattimento e sottrae stimoli».

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Complimenti caro Direttore! Una riflessione piena di verità che spesso viene ‘segretata’

Caro Direttore, complimenti davvero per le sue sagge parole cariche di verità. Sembrano quasi dei tuoni in un diluvio universale rappresentato dall’ipocrisia pervadente. Quelle ovvie frasi nella sua riflessione hanno carattere di sincerità e schiettezza, ma forniscono lucidamente anche il senso di impotenza in cui vive e lavora oggi un docente italiano. Spesso è imbrigliato dalla burocrazia, dal perbenismo di Stato e dall’ipocrisia istituzionale. Eppure, nell’opinione pubblica italiana passa anche un altro ‘paradossale’ messaggio: tutti i mali della scuola contemporanea sono procurati dagli insegnanti (poco digitali e poco attenti alle esigenze dei più discoli), l’anello di una catena, insomma, troppo labile che spesso non ha il coraggio di reagire concretamente, dicendo in faccia la verità a chi di dovere, così come ha fatto lei con questo articolo che abbiamo deciso di pubblicare.
Fonte: La Nazione