L'ecatombe al concorso per elementari e materne di Bologna

La stampa nazionale evidenzia l’insuccesso del concorso docenti per la scuola primaria e infanzia in Emilia e Romagna snocciolando i dati dei respinti. Su 3.319 candidati per 1.027 posti ne sono passati solamente in 826. Meno di un terzo dei posti messi a disposizione. Il provveditore dell’Emilia Romagna Stefano Versari lancia l’allarme e dice “Chiediamoci come stiamo formando i futuri docenti“. I posti per la primaria non saranno nemmeno coperti e anche quest’anno ci sarà il consueto valzer di supplenze. Curioso come ogni volta che ci sia da parlare del fallimento del concorso docenti le colpe non ricadano mai sugli organizzatori, preferendo gettare discredito sugli insegnanti agli occhi dell’opinione pubblica.

Scarsa preparazione

Il concorso per l’infanzia ha mostrato un il livello culturale dei candidati estremamente basso, mentre negli altri i commissari hanno rilevato si una notevole competenza culturale ma anche un livello di preparazione di natura didattica clamorosamente insufficiente. L’articolo pubblicato su Repubblica affonda il coltello nella piaga evidenziando i grossolani errori grammaticali commessi dagli aspiranti maestri. Nessuno mai che abbia messo però in discussione il livello di competenza delle commissioni e le notevoli difficoltà di portare a conclusione le prove causa dimissioni continue delle stesse. Concorsi fatti in questo modo sono assolutamente inutili. “La fatica è improba e di fronte a tante bocciature ha poco senso – ammette Versari –. Il meccanismo è farraginoso, ma non è quello che ha determinato il fallimento. I bocciati non avevano le competenze fondamentali. Per entrare in una scuola ci vuole mestiere nel senso più alto del termine“.

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Concorso inutile

Per come era stato strutturato, questo concorso ha finito con l’agevolare maggiormente chi non aveva nemmeno un giorno di esperienza in classe. I guai veri cominceranno quando questi vincitori senza servizio alcuno prenderanno il ruolo. Sarà in quel momento che si vedrà se saranno in grado di realizzare una Uda (unità didattica di apprendimento) e se sapranno tenere una classe. Il vero banco di prova sarebbe stato valutarli direttamente sul campo, valutando la prova scritta su cultura disciplinare, generale e pedagogica. Invece si è preferito valutarli con dei test su sei argomenti con pochissimo tempo a disposizione. E’ normale che il risultato finale fosse di una messe di bocciati; 2493 respinti che a settembre torneranno a sperare in una convocazione da seconda fascia.