Abrogare la Buona Scuola non servirà a nulla: il danno è stato fatto!
Abrogare la Buona Scuola non servirà a nulla: il danno è stato fatto!

La Buona Scuola va abolita – In questi giorni, dopo l’esito della mobilità dei docenti della scuola primaria, molte insegnanti rimaste ingabbiate nelle regioni del nord hanno iniziato a protestare e a invocare l’abrogazione della Buona Scuola.

Molti i comunicati stampa contro la Buona Scuola

I comunicati stampa delle associazioni insegnanti stanno spopolando all’interno dei siti tematici dedicati al mondo della scuola, al fine di testimoniare la rabbia e lo sconcerto circa le discriminazioni subite dai docenti meridionali per la loro impossibilità a tornare nelle proprie provincie di residenza.
Constatazioni di tutto rispetto, considerazioni giuste e piene di verità, slogan e motivazioni adeguate che fanno luce sulla condizione di malessere che la maggior parte degli insegnanti italiani (di quasi tutti gli ordini scolastici) stanno vivendo da circa due anni.
La realtà, a detta di molti, però è un’altra: quegli insegnanti che oggi lamentano ingiustizie e contrarietà subite, nel 2015, hanno accettato tacitamente di essere assunti, aderendo al grande piano assunzionale NAZIONALE contenuto nei meandri normativi dalla Buona Scuola.
Tutti quei docenti nel settembre di due anni fa sapevano di essere pronti a partire pur di assumere servizio nei ruoli dello Stato e nonostante questo, hanno deciso, senza batter ciglio, di divenire professori a tempo indeterminato.
Nonostante le forti proteste della primavera e dell’estate 2015 con lo sciopero del 5 maggio (uno degli appuntamenti in cui aderirono quasi tutti gli insegnanti italiani) contro l’approvazione della Buona Scuola, la nuova riforma scolastica divenne legge in maniera definitiva nel luglio 2015.
Quella legge stabiliva infatti che le assunzioni dovevano avvenire su base nazionale e non più su base regionale o provinciale.
Insomma, una macchinazione politica, voluta da Renzi e dalla Giannini per debellare definitivamente quella strana prassi che si chiama supplentite. Ma tutto questo, come i fatti ci insegnano, non si è verificato: la ‘supplentite‘ non si è eliminata (anzi è aumentata) e in più sono aumentati vertiginosamente i contenziosi nella scuola.
Il risultato di tutto questo? Gli avvocati e i sindacati certamente ringraziano Matteo Renzi, i docenti precari hanno lavorato più del solito (nelle regioni del nord) ma gli studenti, purtroppo, hanno subito un torto che non potrà mai essere risarcito da nessuna causa.

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Il piano assunzionale nazionale della Buona Scuola: e se tutti, nel 2015, avessero deciso di non aderirvi?

Questa analisi lucida, fredda e pragmatica mette in luce però un altro aspetto: “Quando ci si siede in un tavolo da gioco le regole vanno accettate e soprattutto rispettate“.
Noi ci chiediamo a ragion veduta: non sarebbe stato meglio, visto le ampie proteste del 2015, non accettare in massa di essere assunti con le regole della Buona Scuola? Se nessuno fosse stato assunto due anni fa attraverso le fasi b e c della Legge 107/15 cosa sarebbe avvenuto davvero in concreto?
Probabilmente la nuova riforma sarebbe implosa su se stessa e i docenti ‘congelati’ nelle GaE sarebbero stati assunti dal Miur in maniera automatica (lo stesso anno) secondo l’ordine di posizione occupata nella medesima graduatoria ad esaurimento.
La questione, per capirci, è molto simile a quella avvenuta negli anni precedenti e relativa ai famosi ‘master’, necessari ad ottenere i 3 punti per scavalcare i propri colleghi nelle GaE.
Un vero e proprio business della formazione quello, che non fece altro che congestionare le graduatorie ma che fece arricchire nel contempo le casse delle ‘aziende’ di formazione. Tutti acquisivano gli stessi punteggi ma nessuno superava il collega in graduatoria.

Che senso ha protestare contro la Buona Scuola?

Ebbene, a questo punto, che senso ha protestare? La frittata è servita e cambiare le regole del gioco così come è avvenuto l’anno scorso significa solamente allungare un brodo oramai insapore e inodore.
La politica, con le aperture dell’anno scorso attraverso tutte le fasi di ‘straordinarietà’, non ha fatto altro che creare aspettative che purtroppo hanno gettato e stanno gettando nello sconforto decine di migliaia di insegnanti, speranzosi di ritornare nella propria provincia di residenza ma consapevoli di rimanere bloccati per molto tempo presso la sede attuale di titolarità, solo per una scelta molto azzardata che dava loro tranquillità economica.
Inutile quindi parlare oggi di abrogazione della Buona Scuola, il danno oramai è stato fatto e gli effetti negativi della Legge 107/15 dureranno almeno per una generazione!