Università di Firenze: dirigenti indagati per peculato
Università di Firenze: dirigenti indagati per peculato

Scandalo all’Università di Firenze, alcuni dirigenti sono stati indagati per peculato. Tra questi figura il professor Claudio Borri, ex direttore del dipartimento di ingegneria civile e ambientale. L’inchiesta, chiusa in questi giorni, è stata presieduta dal sostituto procuratore Leopoldo De Gregorio ed al centro delle indagini figurano tre progetti finanziati dall’UE con 1,2 milioni di euro messi in atto in un arco di tempo che va dal 2008 al 2015. Si tratta di progetti scientifici realizzati in paesi esteri, ossia: Uzbekistan, Tajikistan, Kazakistan e Kyrgyzistan. I progetti in questione rispondono al nome di: ‘Eugene’, ‘Tempus Queeca’ ed ‘Eur-Ace’.

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Università di Firenze: la ricostruzione delle indagini

Secondo la ricostruzione delle indagini che vede coinvolti alcuni dirigenti dell’Università di Firenze, Claudio Borri si sarebbe appropriato (in maniera indebita) della maggior parte del cospicuo finanziamento, senza alcuna documentazione che potesse giustificare tale appropriazione. Non solo Borri, nel registro degli indagati figura anche la sua collaboratrice Elisa Guberti. Quest’ultima è stata la project manager delle tre precitate iniziative realizzate in Asia Centrale. Anche in questo caso, l’accusa risulta essere di peculato.

Università di Firenze: gli indagati saranno interrogati dagli inquirenti

I dirigenti dell’Università di Firenze indagati per peculato, saranno a breve interrogati dagli inquirenti. Si tratta del professor Claudio Borri e della sua collaboratrice Elisa Guberti. Il pm dovrà decidere l’eventualità di rinviarli entrambi a giudizio. Non solo Borri e Guberti: sembra che anche altri tre individui siano finiti sotto indagine. Il tutto è scaturito da intercettazioni degli inquirenti e denunce da parte di anonimi, grazie ai quali si è giunti ai diretti interessanti.
I personaggi in questione sarebbero due medici e professori, i quali sono stati accusati di truffa, per aver falsificato le loro presenza in ospedale. Tra i nomi figura la dottoressa Maria Grazia Catania, che dirige il polo biomedico sito a Careggi. La Catania è indagata anche lei per peculato, poiché avrebbe destinato una parte dei 40000 euro erogati dalla Regione Toscana, per un progetto medico coordinato da sua figlia.
Fonte:
Repubblica.it