DM400/2017: i dubbi dei diplomati magistrali

I diplomati magistrali mostrano ancora di avere molti punti oscuri in relazione alle vicende dei ricorsi per l’inserimento in Gae. Le situazioni di ognuno di loro, pur essendo nella sostanza molto simili dato l’obiettivo finale, divergono a seconda di alcune variabili. La difficoltà a sbrogliare l’intricata matassa prodottasi dopo l’emissione del famoso decreto 235/2014 che escludeva i diplomati magistrali ante 2001/2002 dalle Gae sta proprio qui. In redazione è giunta una lettera da parte di una docente precaria con diploma magistrale che chiede lumi sulla sua situazione personale.

Le questioni in ballo

La precaria ci scrive di aver avviato a luglio 2015 un ricorso al Giudice del Lavoro. Dato il rigetto che ha avuto ha deciso di farne un altro al Presidente della Repubblica attualmente sospeso in attesa della Plenaria. Stanti così le cose ci domanda se sia utile fare nuova domanda di inclusione in GaE e quindi un altro ricorso avverso al nuovo DM. Chiede inoltre di sapere quale sarebbe la differenza tra l’impugnare anche il nuovo decreto 400/2017 e se debba rinunciare di conseguenza a quello del Pdr, oppure rimanere in attesa degli esiti con la situazione attuale.

Si possono impugnare due decreti diversi

Premesso che non esiste alcuna preclusione per chi ha già avuto i provvedimenti cautelari di immissione nelle GAE nel proporre il ricorso in oggetto, la scelta è rimessa ai singoli interessati non sussistendo nessun obbligo in tal senso. Circa il mantenere in vita due ricorsi, uno al Tar e uno al Pdr, va precisato che non c’è tra essi nessuna incompatibilità in quanto si tratta di due decreti diversi. Partecipare al nuovo ricorso non comporta nessuna rinuncia ai precedenti.

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Tempistica

Qualora la scelta ricadesse sul non fare nulla quest’anno questo significherà, per la docente, attendere tempi piuttosto lunghi per la definizione della causa nel merito del ricorso al Pdr. Questo genere di vertenze notoriamente è molto più lungo (2/3 anni circa) rispetto a quelle promosse al Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio. Andando per pura ipotesi, solo a titolo meramente esemplificativo e senza nessuna pretesa di date certe, potremmo avere uno scenario successivo in cui, data una definizione in Adunanza Plenaria per dicembre 2017, il nuovo ricorso al Tar potrebbe decretare un inserimento a pieno titolo per giugno 2018, consentendo uno scorrimento in ruolo per l’anno scolastico 2018/2019. Il ricorso al Presidente della Repubblica giungerebbe alla fine più tardi, ritardando la possibilità di avere una cattedra fissa.

Perché ricorrere anche quest’anno

Un aspetto poco trattato in genere è quello attinente al comportamento dell’Avvocatura di Stato che ricostituendosi in giudizio di fronte ai tribunali potrebbe eccepire un interesse all’inserimento in Gae che viene meno da parte del docente. Si potrebbe ipotizzare infatti che il TAR, dietro impulso degli avvocati del Miur, possa respingere il ricorso precedente per mancata impugnazione del conseguente atto del 2017, motivo per cui la mancata impugnazione potrebbe far decadere la domanda proposta con la prima istanza. Ciò comporterebbe la perdita definitiva di occasione di ottenere l’inserimento nelle Graduatorie ad Esaurimento.