Aggiornamento graduatorie, ridiamoci su

L’aggiornamento delle graduatorie di istituto avviato col decreto 374/2017 ha generato caos e disservizi generalizzati. Le segreterie scolastiche, aggredite dal corposo numero di domande, più di 400mila quelle esaminate finora, sono letteralmente al collasso. In qualche caso le risposte fornite ai chiarimenti richiesti dai docenti hanno dell’esilarante. Dall’emanazione del decreto si è sviluppata tutta una gustosa antologia di risposte assurde fornite dal personale addetto alla verifica delle domande. Due casi su tutti esprimono quanto quest’aggiornamento delle graduatorie abbia mandato in crisi tutti gli amministrativi.

Ha fatto il militare?

In una scuola del marchigiano può capitare che ad una docente venga chiesto se ha fatto il servizio di leva obbligatorio. Alla malcapitata è successo di ricevere una telefonata da parte della segreteria in cui veniva detto che la sua domanda era a rischio esclusione. Al telefono le veniva detto che c’erano delle incongruenze relative alla sezione F. Recatasi a scuola, la docente veniva ricevuta da una persona che aveva l’aria di non saperne molto di quello che doveva essere fatto. Recuperata la domanda veniva indicata l’esigenza di compilare la sezione F. In realtà non andava aggiunto nulla, tranne che un flag alla parte in cui si chiedeva se avesse superato l’obbligo di leva.

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Il dono dell’ubiquità

Singolari le risposte fornite ad un docente inserito con riserva in Gae relativamente al cambio della provincia. Come è noto, il decreto 374/2017 non consente a tali soggetti di cambiare le istituzioni scolastiche. Tuttavia, con sicurezza imbarazzante, gli veniva detto che il nuovo modello B sarà valido solo per la II fascia, mentre per la I fascia saranno valide le sedi del modello B precedente. In pratica esistono due tipi di modello B a seconda della graduatoria di iscrizione. La risposta lasciava interdetto il docente che per maggior sicurezza ribadiva se poteva, a partire dal prossimo 14 luglio, scegliere liberamente le sedi ex novo nella medesima provincia scelta, diversa dalla precedente, senza correre il rischio di un eventuale diniego e/o invalidamento della richiesta. La conferma arrivava pronta con un laconico “certo”.