Ultime notizie 9 luglio 2017, le considerazioni di ottimismo della ministra Fedeli a proposito del FIT, la nuova modalità di accesso al ruolo di insegnante (SECONDA PARTE)
Ultime notizie 9 luglio 2017, le considerazioni di ottimismo della ministra Fedeli a proposito del FIT, la nuova modalità di accesso al ruolo di insegnante (SECONDA PARTE)

Continuiamo a parlare, con questa seconda e conclusiva parte del precedente articolo, delle dichiarazioni ottimistiche della ministra Valeria Fedeli, relativamente all’entrata in vigore del Decreto Ministeriale n.59 del 13 aprile 2017, quello cioè riguardante le nuove modalità di accesso al ruolo di insegnante, il cosiddetto FIT. (SECONDA PARTE)

Il FIT, ovvero la chiave di volta per risolvere le criticità presenti nell’attuale sistema scolastico italiano

Alla luce delle considerazioni illustrate nell’articolo precedente, Valeria Fedeli ritiene che il suddetto Decreto preveda quello che finora nella scuola pubblica, a quanto pare, sia effettivamente mancato: insegnanti capaci e idonei per il lavoro, i quali sappiano dimostrare di fare e di saper fare, dato che lo stesso FIT si espleterà attraverso lo svolgimento temporale di alcuni step ben precisi: 1) una formazione iniziale; 2) un tirocinio in itinere; 3) l’inserimento nella funzione docente. “Un percorso triennale, completamente sostenuto economicamente”. Su questo ultimo aspetto preferiremmo non commentare.
Da questa analisi, pertanto, si presume che la Fedeli ritiene, a torto o a ragione, che l’attuale ‘parco docenti’ non possieda del tutto o in parte le capacità relazionali tanto invocate dalla novità normativa in oggetto. Il FIT, invece, rappresenterebbe la chiave di volta per il successo scolastico dei futuri discenti. Ma siamo sicuri che le cose stiano realmente così? Noi, di certo, non siamo affatto d’accordo con questa semplicistica e superficiale tesi, ritenendola per questo poco rispondente alla reale situazione che si vive all’interno delle istituzioni scolastiche del Paese.
Secondo l’esperienza ministeriale maturata in questi mesi (pochi e insufficienti per esprimere serie valutazioni), la ministra ritiene che l’eccessivo bagaglio di esperienze degli attuali insegnanti, proveniente da anni di duro lavoro, di sacrifici, di studio per il conseguimento dei diplomi di Laurea o per l’ottenimento del ruolo attraverso il superamento di pubblici concorsi, da parte degli stessi insegnanti, non servirebbe proprio a nulla; anzi, tali attestazioni sarebbero addirittura insufficienti per poter svolgere socialmente e professionalmente il ruolo di insegnante nella variegata società multiculturale italiana. Per qualche docente si tratterebbe della solita amara e superficiale considerazione sulla loro professione, la quale, peraltro, proviene da una rappresentante delle istituzioni in possesso solo del titolo di licenza media, non avendo mai superato ed ottenuto un titolo di maturità quinquennale. Anche in questo caso non vogliamo commentare!

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Tutta l’indignazione degli attuali insegnanti plurititolati: “Abbiamo bisogno di più rispetto e meno superficialità”

Gli insegnanti, oggi più che mai, sono assolutamente indignati dalla superficialità e dal qualunquismo mostrato verso il loro lavoro. Il tono poco consono contro gli attuali docenti stanno divenendo in qualsiasi circostanza motivo di scherno quotidiano; considerazioni poco veritiere che si manifestano in più circostanze attraverso le pallide parole dei vari rappresentanti della politica istituzionale. Tutti i docenti italiani, non solo rimangono basiti ed attoniti difronte a tale incosciente spavalderia istituzionale, ma ritengono indecoroso che un ministro della Repubblica Italiana (non affatto titolata) parli così nei confronti di chi si è conquistato il ruolo di insegnante, non attraverso la dialettica politica o le ‘battaglie’ sindacali, ma studiando con stacanovismo e per molto tempo sui libri scolastici, sui testi universitari e su quelli per la preparazione al superamento dei pubblici concorsi. Questi si chiamano fatti e non certo parole!
Questi lavoratori della formazione, infine, rivendicano con tenacia e a testa alta il riconoscimento della loro nobile funzione nella società civile, pretendendo che nei loro confronti si porti il massimo rispetto, cosi come fanno ugualmente loro nei confronti delle istituzioni. Basta con questo assurdo, superficiale e ignobile tiro al bersaglio.