Contratto scuola e aumento stipendi ultime notizie: 'parità tra lavoratori di ruolo e precari anche fuori dal CCNL'

Il tema riguardante il rinnovo di contratto rimane, senza dubbio, quello maggiormente discusso. Restano molti nodi da sciogliere, primo fra tutti quello dell’aumento stipendiale: inaccettabile un incremento di soli 85 euro lordi dopo otto anni di busta paga ‘congelata’.

A questo proposito, Anief ha sottolineato come, insieme alla questione relativa ad un adeguato aumento della retribuzione, vada affrontata quella della parità dei diritti tra dipendenti a tempo indeterminato e determinato.

Scuola, Anief ‘Subito parità tra lavoratori di ruolo e supplenti, anche fuori dal CCNL’

Il presidente Marcello Pacifico ritiene che si possa attuare sin da subito un contratto integrativo utile a non discriminare più i supplenti rispetto ai colleghi già immessi in ruolo. ‘Fa decisamente piacere sapere che la parte pubblica abbia finalmente recepito le nostre osservazioni – ha sottolineato il presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – ma non si comprende la necessità di inglobare nel contratto nazionale della scuola un accordo che potrebbe essere tranquillamente realizzato come integrazione a quello già vigente. È accaduto nel 2011, a esempio, con la soppressione del primo gradino stipendiale, con i neo-assunti senza precariato bloccati allo stesso stipendio per otto anni. Come è stato fatto allora, può essere fatto ora, perché la materia di trattamento è analoga.

Rinnovo contratto: ‘Gli stipendi dei docenti, ATA e dirigenti scolastici vanno incrementati con aumenti veri’

La nostra proposta – ha proseguito Pacifico – è pertanto quella di attuare da subito un contratto integrativo utile a non discriminare più i supplenti rispetto ai colleghi già immessi in ruolo. Per quel che riguarda, invece, l’entità del rinnovo dal punto di vista stipendiale, la consultazione tra i dipendenti di settore si rende necessaria per avere un parere preventivo sull’ipotesi di contratto che andrà a regolare il loro lavoro dei prossimi anni. Secondo noi, è chiaro che non può essere sufficiente assegnare a chi percepisce meno soldi di tutti nello Stato degli aumenti medi così modesti: gli stipendi di docenti, Ata e dirigenti scolastici (che rischiano di perdere addirittura 350 euro) vanno incrementati con aumenti veri, che corrispondono a 210 euro netti, assegnandone 105 da settembre 2015, ovvero tre volte quello che nel 2018 il Governo vuole dare loro. A queste condizioni – conclude Pacifico – è meglio andare a battere cassa in Tribunale, dove tanti giudici hanno dato già ragione all’Anief’.

Potrebbe interessarti:  Bonus merito, ecco le modalità di pagamento