Inserimento in GaE: Tar o gdl?

Per ottenere l’inserimento in GaE è noto che vada proposto un ricorso. Tuttavia, durante l’iter della causa, vengono a profilarsi scenari diversi che danno luogo ad alcuni dubbi. Ci scrive una docente della scuola dell’infanzia, laureata in SFP V.O e specializzata sul sostegno. Nella lettera pervenuta in redazione spiega di essere in attesa della definizione in sede di merito del ricorso avverso il DM. 495/2016. La docente ci esprime un dubbio riguardante l’R.G. ove viene specificato di essere inserita categoria “altri abilitati” (vecchi concorsi, corsi riservati, ecc). Ci chiede se il non essere inclusa nella corrispondente categoria dei laureati in SFP.vo. costituisca pregiudizio per l’inserimento in GaE. Inoltre domanda se può tutelarsi di fronte ad un possibile esito negativo proponendo analoga azione davanti al Tribunale del Lavoro.

Cominciamo dal primo dubbio espresso dalla nostra lettrice, ossia l’ R.G. Ai fini di uno scorrimento in ruolo è assolutamente irrilevante essere inseriti nella categoria altri abilitati da vecchi concorsi in luogo della categoria specifica dei laureati in scienze della formazione primaria del vecchio ordinamento. Ciò che conta è la presenza in terza o quarta fascia (dipende da quanto è scritto nel ricorso ) delle GaE. Nel prosieguo dell’azione collettiva al Tar occorrerà attendere lo scioglimento della riserva che si potrà decretare in fase di merito. Bene ha fatto chi ha presentato il ricorso iniziale ad integrarlo con i cosiddetti motivi aggiunti. La procedura amministrativa prevede infatti che vengano impugnati tutti gli atti lesivi immediatamente successivi all’originario decreto giudicato nullo, vale a dire il 235 del 2014. Questo perché la controparte, ovvero l’Avvocatura di Stato, potrebbe contestare un venir meno dell’interesse all’inserimento in GaE da parte del ricorrente. L’omissione di una tale azione potenzialmente potrebbe produrre un rigetto del ricorso originario da parte del Tar, facendolo decadere e facendo dunque retrocedere nuovamente nella seconda fascia delle graduatorie di istituto la docente.

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Chiarito questo fatto adesso bisogna ragionare esclusivamente sui tempi dell’intera vicenda giudiziaria. In definitiva siamo alla vigilia della fine del ricorso al Tar. La lettrice ci scrive di avere pendente anche un appello in Consiglio di Stato accolto e di una prossima Camera di Consiglio in cui si rinvierà il tutto al Tar per la discussione del merito. Data la ben nota vicenda della plenaria possiamo soltanto stimare di poter arrivare ad una conclusione positiva intorno alla prossima primavera.

E’ possibile perseguire la strada parallela del ricorso al tribunale del lavoro in quanto perfettamente compatibile con la prima azione proposta al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio. La decisione di intraprenderlo dovrà essere presa dopo aver considerato due differenti questioni.

La prima differenza si trova nella lunghezza del contenzioso aperto presso il giudice del lavoro. Parliamo di 2 anni da oggi per avere una sentenza definitiva di merito. Tradotto significa confrontare due situazioni: un pieno titolo all’inserimento in GaE per settembre 2018 contro un analogo provvedimento nel 2020.

La seconda differenza da considerare riguarda l’appellabilità dei due diversi pronunciamenti. Mentre quello del Tar, una volta giunti alla fine è inappellabile, al contrario il Miur potrebbe opporre appello al giudizio del tribunale del lavoro, costringendo la docente a costituirsi in giudizio di fronte alla Corte d’Appello e forse anche davanti alla Cassazione. Questo allungherebbe notevolmente i tempi della definizione di tutto il contenzioso. Per non parlare dei costi di una simile azione ( 1000/2000 euro).