Scuola, fare il docente in Italia non conviene: non è crisi di vocazione, ecco perché

La notizia non è certo una novità per i docenti, ben consapevoli delle enormi difficoltà e disagi da sopportare, sia sul piano professionale che economico. Un recentissimo doppio studio effettuato sui dipendenti della Pubblica Amministrazione ha confermato come i docenti siano, senza alcun dubbio, i lavoratori pubblici tra i meno pagati in assoluto: si trovano, infatti, in penultima posizione con una media di 29mila euro di stipendio, seguiti dai dipendenti delle Autonomie locali.

Scuola, non conviene fare l’insegnante in Italia: sottopagato e a rischio salute

Orizzonte Scuola, tra l’altro, ha sottolineato come ‘la categoria degli insegnanti sia soggetta ad una frequenza di patologie psichiatriche superiore rispetto a quelle delle altre categorie in esame. In pratica, gli insegnanti sono maggiormente esposti a disturbi da sindrome di Burnout. Tra i fattori che determinano tali disturbi vi sono tutta una serie di condizioni stressogene a cui essi sono sottoposti: il rapporto con gli studenti e i genitori, le classi spesso troppo numerose, la situazione di precariato che si protrae per anni, la conflittualità tra colleghi, la costante delega da parte delle famiglie, l’avvento dell’era informatica e delle nuove tecnologie, il continuo susseguirsi di riforme, la retribuzione insoddisfacente e, non ultima, la scarsa considerazione da parte dell’opinione pubblica. Lo studio evidenzia, inoltre, come le donne siano più facilmente esposte alla sindrome di Burnout, in quanto più esposte a situazioni di empatia nei rapporti con gli alunni e con i colleghi. Eppure – conclude lo studio – si stenta a far comprendere alle istituzioni e alla politica la necessità di una legislazione ad hoc per le pensioni dei docenti. Questione presa in considerazione soltanto per le maestre di asilo in relazione all’APE introdotta dalla riforma di Renzi”, tra l’altro prospettando una soluzione nemmeno troppo conveniente visto che ad aderire sono state davvero poche docenti.

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Anief: ‘Non si tratta di crisi di vocazione, è mancanza di considerazione verso la categoria’

Il sindacato Anief, attraverso una nota pubblicata sul proprio sito Web, ha commentato duramente i risultati di questo studio. ‘Tutto il personale scolastico, quindi Ata e presidi compresi, è sottoposto a una mole di responsabilità imparagonabile ad altre occupazioni – ha dichiarato il presidente nazionale e segretario confederale Cisal, Marcello Pacifico – e la riprova sono proprio le indagini sulle malattie professionali. Perché i risultati conducono sempre verso il medesimo risultato? La risposta è evidente: chi lavora a scuola si fa carico di problematiche di giovani in crescita, particolarmente bisognosi di essere ascoltati, aiutati, formati. Solo che queste azioni quotidiane logorano e con il tempo si paga lo sforzo profuso attraverso, purtroppo, l’insorgenza di vere e proprie patologie. Chi parla di crisi di vocazione sbaglia: il problema riguarda la mancanza di considerazione per la categoria. E questa è una vera sconfitta per lo Stato. Basti pensare a quello che è stato fatto con i docenti abilitati dopo il 2011: tutti coloro che hanno svolto con esito positivo i Tfa e i Pas dovevano essere accolti nelle GaE. In questo modo, avremmo avuto decine di migliaia di insegnanti pronti a coprire quelle cattedre che oggi risultano non assegnabili, nemmeno per le immissioni in ruolo, perché nelle graduatorie che portano all’immissione in ruolo non c’è più nessuno. Così le stesse 52mila assunzioni a tempo indeterminato di questa estate rischiano di ridursi di 10mila unità”.