Cassazione il giorno dopo: cosa succede adesso

La tanto attesa pronuncia della Cassazione che lo scorso 6 giugno si era riunita per deliberare circa il regolamento di giurisdizione dietro un ricorso promosso dal Miur alla fine è arrivata. Ne danno notizia i legali dell’Anief che sul portale scolastico Orizzonte Scuola dichiarano di mettere presto a disposizione il dispositivo della pronuncia. Quanto statuito dalla Cassazione circa la materia del contendere strizza l’occhio alle decine di migliaia di diplomati magistrali in ambasce per le ferali notizie degli ultimi giorni. Il ricorso presentato dall’Avvocatura dello Stato è stato giudicato inammissibile. Questo apre le porte alla fissazione della data d’udienza per la decisione da parte dell’Adunanza Plenaria sul diritto dei diplomati magistrali ad essere inseriti nelle GAE. L’Adunanza Plenaria prima del prossimo anno ha in agenda tre appuntamenti per ottobre, novembre e dicembre.

Conseguenze

In pratica siamo al punto in cui ci trovavamo dopo le altre pronunce emesse sempre dal medesimo organo in materia di giurisdizione a fine 2016. Infatti, la Cassazione si era già espressa in due precedenti circostanze, dopo aver ricevuto impulso a sciogliere questo nodo che durava da diverso tempo. Rimane in piedi perciò il sistema della doppia giurisdizione a decidere sulle controversie promosse dai diplomati magistrali.

I motivi della doppia validità

Sia il Giudice Amministrativo che il Giudice Ordinario, secondo le pronunce della Cassazione di fine 2016, sono muniti di giurisdizione sul diritto dei diplomati magistrali ad essere inseriti nelle GAE: davanti al giudice del lavoro si può ricorrere per l’accertamento del diritto all’inserimento nelle GAE, mentre, davanti al Tar per l’annullamento dei vari decreti ministeriali di aggiornamento delle GAE, chiedendo nelle more della definizione del giudizio l’inserimento con riserva in graduatoria. Questo fa sì che i ricorsi pendenti presso i tribunali del lavoro non verranno rigettati automaticamente.

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Ingresso in Gae condizionato all’esito della pronuncia dell’Adunanza Plenaria

Il punto è che una volta stabilito che i vari decreti ministeriali di aggiornamento Gae (per intenderci i dm 235/2014 325/2015 496/2016 e 400/2017) sono atti regolamentari e a contenuto generale, il Giudice Amministrativo Tar/Cds è l’unico giudice munito di giurisdizione per decretarne l’annullamento, mentre i GdL, invece, sono competenti a valutarne l’illegittimità ed eventualmente a disapplicarli, consentendo l’inserimento in Gae dei ricorrenti a pieno titolo. Evidente come nel’uno e nell’altro caso sia possibile arrivare all’agognato traguardo. In definitiva, i giudici del lavoro dovrebbero semplicemente constatare quanto stabilito dal Giudice amministrativo uniformandosi alla decisione di annullamento dei vari DM – decisione che ha efficacia erga omnes poichè annulla atti regolamentari. A sua volta, il Giudice amministrativo per annullarli deve necessariamente averli dichiarati illegittimi, adeguandosi a quanto già deciso in precedenza dallo stesso g.a.

Strategia anti depennamento

Per coloro che hanno un contenzioso pendente davanti al TAR Lazio si auspica che il Giudice Amministrativo attenda la tanto attesa pronuncia dell’Adunanza Plenaria prima di decidere i ricorsi con sentenza di merito. Vediamo le implicazioni concernenti i depennamenti attuati da alcuni AT a seguito di singole pronunce negative del TAR Lazio. Per tali posizioni si precisa che i decreti di depennamento degli AT non verranno annullati automaticamente a seguito della recente pronuncia della Cassazione. Per far si che questi provvedimenti vengano revocati bisogna presentare ricorso in appello contro la sentenza negativa di primo grado, ma di questo dovranno occuparsene i legali nominati da ciascun ricorrente.