Smartphone e tablet accetti in classe: la Fedeli rivoluziona le regole?
Smartphone e tablet accetti in classe: la Fedeli rivoluziona le regole?

Sembra proprio che il ministro dell’istruzione Valeria Fedeli voglia rivoluzionare le regole per quanto riguarda la presenza (talvolta molesta) di smartphone e tablet all’interno delle scuole. Questi oggetti tecnologici d’uso comune ai giovani d’oggi, saranno a quanto pare permessi all’interno delle classi, se utilizzati in maniera opportuna. Una direttiva risalente al 2007 (proposta dall’allora ministro dell’istruzione Fioroni) vietava l’uso di cellulari in classe.
Tale regola verrà tuttavia modificata radicalmente da una commissione nominata dalla stessa Fedeli, per permettere l’utilizzo di telefonini ed i-Pad all’interno degli edifici scolastici. I lavori inizieranno a partire dal prossimo 15 Settembre e la precitata commissione avrà a disposizione 45 giorni di tempo, per apportare i dovuti cambiamenti.

Smartphone e Tablet in classe: quali cambiamenti nel mondo dell’istruzione?

A breve, smartphone e tablet saranno bene accetti in classe, se usati in maniera ortodossa da parte degli studenti. Il mondo dell’istruzione apporrà i dovuti cambiamenti alla direttiva del 2007 emessa sotto il ministero di Giuseppe Fioroni. All’epoca l’uso del cellulare (smartphone e tablet ancora non erano in commercio) era bandito dalle mura scolastiche, in quanto considerato oggetto di distrazione, sia per chi lo usa che per i compagni, così come una mancanza di rispetto nei confronti dell’insegnante. 
Tuttavia, sono passati 10 anni da quella legge ed è giusto che si vada a passo con i tempi. A pensarlo è lo stesso ministro Valeria Fedeli, che ha nominato una commissione per decidere le opportune modifiche riguardanti tale direttiva. Dianora Bardi, presidente del centro studi Impara digitale ed ex docente di scuola superiore, ha del resto affermato: ‘Gli smartphone sono parte della vita quotidiana dei ragazzi: lo usano per metà del tempo che stanno in classe, sotto il banco, di nascosto, è un’illusione pensare che lo tengano spento’.

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Lo smartphone? Uno strumento di lavoro

Lo smartphone sarà dunque considerato come uno strumento di lavoro e a deciderne il tipo di uso sarà proprio l’insegnante. A dirlo è sempre la professoressa Bardi, che invita i suoi colleghi a coinvolgere i ragazzi verso un uso opportuno e ‘professionale’ del cellulare all’interno della scuola. Sicuramente, tale ‘meraviglia tecnologica’ rappresenta comunque un motivo di distrazione, anche più di prima, in quanto in grado ora di collegarsi a social media e chat quali Facebook o Whatsapp. Tuttavia, non si può certo negare che esso sia divenuto uno strumento fondamentale e parte integrante della vita di ognuno di noi.