Coop Connection e ‘Scuole Belle’, Cantone: iniziano a trapelare le verità sul caso Consip
Coop Connection e ‘Scuole Belle’, Cantone: iniziano a trapelare le verità sul caso Consip

Per Raffaele Cantone, presidente dell’Anticorruzione, la verità prima o poi viene a galla. Da quello che si apprende oggi attraverso gli organi di stampa nazionali a proposito dell’agenzia pubblica Consip e delle indagini in corso sul sistema dei grandi appalti ad essa collegati, prossimamente ne vedremo proprio delle belle.

L’allarme di Raffaele Cantone: un sistema corruttivo denominato “Coop Connection” anche per la ristrutturazione delle scuole

Il settore scuola è stato uno dei primi ad essere interessato dai controlli e dalle verifiche dell’Anticorruzione. Secondo Cantone, infatti, il sistema ruotava attorno ad una serie di imprese colluse, tanto che le tante anomalie riscontrate nei controlli da parte dell’agenzia pubblica hanno subito fatto capire di cosa si trattasse. Molte aziende sono state in maniera anomala escluse dai controlli. Questi sospetti sono stati anche avvalorati dalle prime ammissioni dell’imprenditore Romeo, il quale poco tempo fa ha raccontato alla magistratura che “al sud la strada sarebbe stata assolutamente spianata per aggirare qualsiasi tipo di controllo”.

Il solito ‘Cartello’ di imprese si aggiudicava i grossi appalti pubblici italiani

Secondo le tesi dell’Anticorruzione e gli indizi della Procura di Roma, si trattava quasi certamente di un vero e proprio cartello di imprese, le quali si spartivano i grandi appalti pubblici italiani. La somma in ballo, tra il 2012 e il 2014, si sarebbe aggirata intorno ai 4,3 miliardi. Insomma, un sistema abbastanza articolato, ben organizzato e ben oliato che faceva capo ad una cordata di cooperative.

Tutti i nodi Consip verranno al pettine

Secondo gli inquirenti, la Consip, nata come centrale pubblica per gli acquisti nella Pubblica Amministrazione, nei suoi principali scopi avrebbe dovuto ridurre i tempi per l’acquisto e la fornitura dei beni, avrebbe dovuto avvantaggiare la trasparenza negli acquisti e avrebbe dovuto ridurre anche i costi. Nel tempo, però, era divenuta invece una fonte di lungaggini burocratici, di opacità e di lievitazione dei costi. Dai primi accertamenti effettuati dall’Antitrust, dall’Anticorruzione di Cantone e dalla stessa Procura di Roma, sul caso Consip è emerso tutto quello appena raccontato.

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Iniziano a trapelare le prime verità sul caso Consip: tra i grandi appalti pubblici anche ‘Scuole Belle’ della Buona Scuola

Tra i grandi appalti pubblici vi è stato anche quello denominato “Scuole Belle” per un importo totale pari a 1,6 miliardi. Il bando, pubblicato nel 2012, è stato oggetto di indagini da parte della stessa Autorità Antitrust. Dai controlli poi è emerso che vi erano notevoli irregolarità e per questo motivo alla Consip, come risaputo, è stata comminata una multa di 110 milioni di euro. La stessa ammenda è stata poi confermata anche dal Consiglio di Stato.
Quest’oggi scrive ‘La Stampa’ che ben “8 lotti su 13 sono stati vinti dai giganti delle coop” e lo stesso quotidiano nazionale fa anche i nomi di queste cooperative: si tratta di un vero e proprio “cartello” costituito da Csn, Manutencoop e Roma Multiservizi. In tal senso, la stessa Procura romana si sta muovendo sul versante del processo.

Anche nel 2014, per la manutenzione degli edifici pubblici, si mise in moto lo stesso sistema

Prima l’Antitrust e poi Raffaele Cantone, attraverso due inchieste, hanno individuato nel successivo appalto Consip per la manutenzione degli edifici pubblici (FM4 da 2,7 miliardi, bandito nel 2014) le stesse analogie con l’appalto Scuole Belle. Per gli inquirenti e per l’Anticorruzione non possono certo trattarsi di coincidenze o casualità.
Infine, spiega Cantone: «Stessi soggetti, stesso schema a scacchiera, analoghe geometrie e strategia di partecipazione. Le aziende si presentano scientificamente, facendo sospettare esiti precostituiti in chiave spartitoria, secondo quello che il recente saggio di un ex assessore della sinistra bolognese, Antonio Amorosi, ha definito ‘Coop Connection’».
Fonte: La Stampa.it