Penne avvelenate: de ante 2001/2002 quaestio

Le migliori penne del giornalismo sì sono spesso cimentate nell’ardua impresa di spiegare all’opinione pubblica la situazione del precariato scolastico. Muoversi nel mondo dei provvedimenti legislativi inerenti il reclutamento dei docenti significa camminare su un autentico campo minato. Azzardare delle analisi senza avere un minimo di conoscenza di tutto quanto è avvenuto da 18 anni a questa parte vuol dire esporsi a rischio di clamorosi ‘epic fail.’

Una delle più autorevoli penne della stampa accreditata, nota all’opinione pubblica per aver denunciato la casta in Parlamento, ha redatto un pezzo prendendo spunto da un noto portale scolastico. Il titolone ad effetto (graduatorie svuotate in 40 anni) ha calamitato l’attenzione delle famiglie preoccupate dal possibile ritardo dell’inizio delle lezioni a causa della mancanza di nomina degli insegnanti. Ovviamente, l’articolo apparso sul Corriere due giorni fa non è passato inosservato agli esperti del settore. Dovessimo azzardare l’effetto che ha prodotto dovremmo citare il titolo di un notissimo film: The day after.

Le omissioni circa il valore abilitante conferito al diploma magistrale ante 2001/2002 sono state oggetto di critiche asperrime tra docenti precari già pesantemente esasperati dalle amnesie del MIUR. Nei giorni immediatamente successivi non sono mancate le piccate risposte dei migliori avvocati di diritto scolastico che hanno bacchettato l’incauto giornalista. Addirittura è stata messa in discussione la funzione della giustizia amministrativa rea, secondo il nostro, di aver strizzato l’occhio a docenti privi del servizio. Cui prodest ?

Chi scrive segue la problematica del precariato scolastico da 3 anni, non possiede alcuna iscrizione ad albi e non ha nessuna tessera. Le uniche regole seguite sono state fedeltà nel descrivere i fatti, aggiornamento costante, esperienza sul campo e stesse regole deontologiche del giornalismo. È bastato semplicemente seguire la strada delle cinque W: WHO – CHI WHAT – CHE COSA, WHEN – QUANDO, WHERE – DOVE, WHY – PERCHE’.

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La domanda che molti si pongono in questo momento e perché scrivere un articolo così fortemente populista, privo della più elementare spiegazione della definizione ante 2001/2002. Ad un occhio attento dovrebbe già balzare agli occhi questa specifica. Se l’intento era quello di smuovere il governo a trovare risposte concrete al precariato l’obiettivo è stato clamorosamente fallito. Chi segue queste vicende sa bene la risposta che i membri dell’esecutivo hanno dato spiegando che aspettano il pronunciamento dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato. Se l’obiettivo era deplorare la condotta dei giudici e condizionarne il giudizio il bersaglio è stato mancato. Nelle aule del Consiglio di Stato rimbombano infatti le grasse risate dei giudici di Palazzo Spada.

Scrivere inesattezze del genere vuol dire prendere in giro i tantissimi docenti precari a vario titolo presenti nelle graduatorie che ogni giorno chiedono a gran voce di fare chiarezza per risolvere una situazione che è divenuta drammatica. Serve essere aggiornati per poter affermare determinate cose. Mi permetto umilmente di suggerire all’incanto editorialista di farsi aiutare in questa opera di approfondimento da quegli stessi diplomati magistrali che avevano portato i nostri bambini al 5° posto dei rapporti mondiali PIRLS per capacità di apprendimento e competenze.

Eh no, non basta una tessera per fare il giornalista!