Scuola, assurda guerra ai diplomati magistrale: 'Miur incapace, false accuse al Tar'

La cosiddetta ‘guerra’ tra le varie categorie di docenti è la diretta conseguenza dell’incapacità del Miur di saper gestire il precariato. Anief, questa volta, parla di assurda crociata contro i diplomati magistrale, abilitati alla professione di insegnante, avente diritto di inserirsi nelle graduatorie già dal 2002.

Scuola, l’assurda guerra ai diplomati magistrale: Miur incapace di gestire il precariato

‘Se devi affrontare il problema del precariato, la prima domanda che ti dovresti porre è: perché lo Stato continua a chiamare 100mila supplenti l’anno, offrendo loro contratti fino al 30 giugno? – si legge nella nota diffusa dal sindacato – Non dovresti chiederti perché vi sono troppi docenti abilitati che vogliono insegnare! E si dovrebbe avere voglia di ricordare perché lo Stato abbia ridotto il tempo scuola e cancellato 200mila posti in sei anni assegnati ai precari e perché, nonostante sia richiesta una maggiore professionalità, sia stato abolito l’insegnamento per moduli nel segmento dell’infanzia e della primaria; proprio quel segmento che nel 2009, grazie anche alle maestre diplomate attraverso gli istituti magistrali assunte prima e dopo il 2002, aveva portato i nostri bambini al 5° posto dei rapporti mondiali PIRLS per capacità di apprendimento e competenze.’

Anief sottolinea come probabilmente ci vorrà meno tempo (rispetto ai ‘terroristici 40 anni’) per esaurire le graduatorie se è vero che nei prossimi 10 anni potranno liberarsi 115mila posti nella scuola dell’infanzia e nella primaria e tenendo presente i 65mila docenti iscritti nelle graduatorie ad esaurimento (sempre che il Parlamento dia il proprio consenso ad aggiornarle…).

Anief: ‘E poi perché attaccare sempre i Tribunali? Difendiamo chi ha diritto di insegnare’

‘E poi attaccare sempre i tribunali – prosegue Anief – perché scrivono sentenze che rispettano diritti costituzionalmente garantiti e continuamente violati da cattivi amministratori dei nostri ministeri o da parlamentari, quando le leggi sottese sono dichiarate incostituzionali, non è proprio carino né caratterizzante uno Stato di diritto. I poteri dello Stato devono essere rispettati e la tutela non si vende per una “manciata di punti” sopratutto giocando sulla testa di quei bambini che dovranno diventare in primo luogo buoni cittadini, lavoratori rispettosi della legge e della giurisprudenza. Dalle Gae, giova ricordare, si assume per titoli culturali e di servizio e se qualcuno è assunto con “punti 0” di servizio (sempre che dall’AT abbiano valutato correttamente la domanda senza cestinarla o non abbiano attribuito il punteggio dei servizi svolti direttamente nel computo del punteggio totale, come è successo a Roma), vuol dire che nessun altro aveva più punti. Allora, magari, la domanda da farsi è un’altra: come è possibile che non sia stato permesso ai giovani laureati SFP di inserirsi nelle Gae o a qualcun altro con un maggior punteggio di cambiare provincia? Senza dimenticare, comunque, che diversi diplomati magistrale hanno partecipato all’ultimo concorso e, guarda un po’, l’hanno pure vinto.
Magari, queste poche e semplici riflessioni, potranno spegnere questa nuova e assurda crociata contro “l’untore” di turno e riportare il dibattito sul precariato a una più attenta e obiettiva analisi. Nel frattempo, Anief continuerà a difendere nei tribunali chi ha diritto ad insegnare, sia laureato o diplomato, e ad esser assunto se abilitato senza anni e anni di supplentite, perché il nostro sindacato tutela i Lavoratori senza assurde distinzioni e, chissà perché, poi in tribunale l’ago della ragione e della Giustizia pende sempre dalla nostra parte.’

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