Sostegno: è giusto darlo ai docenti precari abilitati.

In questi giorni si sta parlando molto di posti a sostegno, soprattutto perché mancano gli insegnanti anche se ci sono le cattedre. Molti propongono di coprirle anche con docenti senza abilitazione ma l’Associazione Coordinamento Nazionale TFA è contraria e con il seguente comunicato stampa vuole far sentire le sue ragioni.

Dopo la legittima richiesta del CNT di favorire gli specializzandi nell’assegnazione delle supplenze sul sostegno, in modo da garantire sia la continuità didattica che un miglior servizio agli studenti, dobbiamo purtroppo rilevare che, ancora una volta, si stanno avanzando delle proposte che andrebbero a danneggiare gli abilitati. Vale a dire quei docenti che, oltre ad essere stati selezionati e formati dallo Stato, hanno dimostrato in questi anni il loro valore anche sul “campo” della quotidianità scolastica, senza tuttavia che nessuno di questi meriti venisse effettivamente riconosciuto.

Comunicato stampa Associazione Coordinamento Nazionale TFA

Nel caso in questione, sono stati – neanche a dirlo! – i sindacati ad avanzare una proposta per garantire ai docenti di ruolo che frequentano il TFA Sostegno l’utilizzazione su cattedre nella propria provincia di residenza.

Iniziativa lodevole, se non fosse che avrebbero dovuto essere i docenti precari, in quanto soggetti giuridicamente più deboli, a beneficiare di quella che per i docenti di ruolo sarebbe una seconda e ulteriore possibilità di impiego.

Eppure tale richiesta, nella forma in cui è stata espressa, presenta a nostro avviso non pochi motivi di obiezione.

Ad esempio: perché un docente specializzando dovrebbe avere la priorità su un docente già specializzato? Con il piano straordinario, infatti, molti docenti assunti si sono adattati a svolgere il proprio servizio lontano da casa, e molti di loro apprezzerebbero senza dubbio la possibilità di lavorare nell’area di residenza.

Chi dovrebbe avere la precedenza: l’abilitato precario o il docente di ruolo non abilitato?

Perché l’assegnazione dovrebbe avvenire con priorità nella provincia di residenza, e non su quella in cui tali docenti lavorano? Essendo stati assunti in altre regioni, nessuno avrebbe vietato loro di lavorare e svolgere il corso presso la propria sede. Non si tratta dunque di una discriminazione nei confronti di chi magari ha cambiato residenza per necessità pratico-logistiche, ma che tornerebbe volentieri nella provincia di appartenenza?

In più se lo stato di specializzando sarà davvero, come lo stesso CNT ha proposto, un requisito preferenziale nell’assegnazione di una cattedra di sostegno, perché questo dovrebbe valere solo se lo specializzando è già in ruolo?

Auspichiamo che queste osservazioni possano indurre a non adottare delle misure che troviamo semplicemente ingiuste e discriminatorie. Ne approfittiamo, inoltre, per rinnovare la nostra proposta di considerare lo stato di specializzando come requisito in vista di una precedenza assoluta nell’assegnazione di incarichi da MAD.

Associazione Coordinamento Nazionale TFA