Immessa in ruolo a 22 anni: suppletive ci covano

Una immissione in ruolo a 22 anni rappresenta un record storico per una scuola devastata da provvedimenti legislativi raffazzonati e di parte. A ‘Il Resto del Carlino’ la giovane professoressa esterna la sua grande gioia per il raggiungimento di questo traguardo. L’immissione in ruolo è arrivata dopo un ricorso presentato al Tar contro l’esclusione dei docenti non abilitati a partecipare all’ultimo concorso docenti 2016. La ricorrente era una ex precaria appartenente alla categoria degli insegnanti teorico-pratici a cui il giudice ha concesso di affrontare le prove suppletive che si sono concluse con successo lo scorso luglio con la conseguente immissione in ruolo il 25 agosto.

Sentimenti contrastanti

Esistono due modi di reagire di fronte a una notizia di questo tipo. La prima: felicitarsi con la giovane docente per il brillante successo, augurandole una luminosa carriera, unendo al tempo stesso la soddisfazione per il legittimo diritto sancito nuovamente dalla giustizia a partecipare ad una procedura concorsuale che nessun governo può negare. La seconda: oppure scandalizzarsi perché si è venuta a compiere l’ennesima discriminazione in danno di decine di migliaia di docenti precari che ha lo stesso concorso non hanno avuto uguale sorte e a tutt’oggi si trovano a tribolare in attesa che venga pubblicato il decreto attuativo sul transitorio che recherà le modalità con le quali dovrà essere emanato il bando del concorso.

Salto generazionale

Non ce ne voglia la giovane appena assunta a scuola ma propendiamo decisamente per la seconda opzione. Appare ovvio che non sia sua la responsabilità di tutto quello che è successo ma è altrettanto inaccettabile il concetto che si possono scavalcare in graduatoria contemporaneamente e tutto d’un colpo decine di migliaia di insegnanti abilitati che hanno retto la scuola per oltre 17 anni sopportando disagi, trasferte, umiliazioni, selezioni (tfa) e costi esorbitati per ritrovarsi ancora oggi con un pugno di mosche in mano, con un ansia incontenibile determinata dall’incertezza del poter stipulare un contratto di supplenza anche per quest’anno.