Scuola, uso smartphone in classe: Valeria Fedeli insiste, ecco la risposta di Alberto Pellai

La ministra dell’istruzione, Valeria Fedeli, è tornata a parlare della questione (tormentata) relativa all’uso dello smartphone in classe. In occasione della sua partecipazione alla Festa dell’Unità di Imola, la numero uno del dicastero di Viale Trastevere ha sottolineato come ‘nel 2007 giustamente Fioroni fece un dispositivo in cui diceva che era vietato usare nelle classi lo smartphone. Il tema – ha precisato la Fedeli – non è l’utilizzo individuale dello smartphone ma che l’insieme dei dispositivi del digitale devono essere messi a disposizione della scelta possibile di didattica nel rapporto tra docente e discente. Guai immaginare che gli strumenti utilizzati siano uno strumento individuale che distrae dai contenuti’.

Scuola, uso smartphone: ministra Fedeli ‘Non utilizzo individuale ma didattico’

Nei giorni scorsi, la ministra aveva dichiarato che lo smartphone “è uno strumento che facilita l’apprendimento, una straordinaria opportunità che deve essere governata. Se lasci un ragazzo solo con un tablet in mano è probabile che non impari nulla, che s’imbatta in fake news e scopra il cyberbullismo. Questo vale anche a casa. Se guidato da un insegnante preparato, e da genitori consapevoli, quel ragazzo può imparare cose importanti attraverso un media che gli è familiare: internet. Quello che autorizzeremo non sarà un telefono con cui gli studenti si faranno i fatti loro, sarà un nuovo strumento didattico”.

Smartphone in classe: Alberto Pellai scrive a ministra Fedeli

A questo proposito, segnaliamo la risposta dello psicologo e psicoterapeuta Alberto Pellai, che sul magazine online Family Health ha spiegato la sua contrarietà alla proposta. “Io non so che cosa le diranno i suoi esperti – scrive Pellai in una lettera inviata proprio alla ministra Fedeli – Ma anch’io, che qualche esperienza nel settore ce l’ho, le vorrei dire alcune cose. Sono contrario a questa idea.
Ho parlato con centinaia di docenti in questi anni: so quanta fatica hanno fatto a elaborare una regolamentazione intorno all’uso dei cellulari a scuola. La gran parte di loro ha optato per mettere regole molto restrittive. Nessuno dei mie quattro figli, per esempio, può usare il cellulare in classe. E io penso che questa regola sia sacrosanta. Per fortuna – mi dico spesso – che almeno la scuola ancora fornisce ai ragazzi la consapevolezza che ci sono luoghi della vita dove è necessario stare concentrati sul volto dell’altro, mettere lo sguardo dentro lo sguardo di chi ci sta intorno, dove ascoltare e fare attenzione a chi parla non avviene in contemporanea con una serie di altre infinite funzioni (controllare le mail, facebook, i vari profili sugli altri social, le ultime news di sport e chi più ne ha più ne metta) in modalità multitasking”. Tra l’altro, come lei certamente ben sa, le neuroscienze hanno in più occasioni dimostrato che la modalità multitasking –applicata ai compiti di studio, apprendimento, attenzione e concentrazione – invalida parzialmente e riduce la qualità dei risultati che vengono raggiunti”.

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