Il nuovo reclutamento dei docenti è una giungla

Il nuovo reclutamento degli insegnanti denominato FIT sta per esordire con la fase transitoria. Il nuovo percorso di formazione dovrebbe servire a risolvere il precariato, ma su questo punto sono tante e le opinioni divergenti. Di criticità e di dubbi se ne parla in un articolo redatto dalla collega Paola Bucciarelli sul giornale on line unotre.it  disponibile a questo link.

Criticità sparse

Alla lettura di questo articolo non si può fare a meno di condividere tutti i dubbi esposti dalla collega sulla effettiva incisività di tale reclutamento. “Il percorso è costoso perché costringe, chi si è appena laureato e non ha servizio, a spendere 500 euro e sostenere altri esami, anche molto lontani dal proprio indirizzo (ingegneria, chimica, statistica etc), per conseguire 24 crediti formativi in campo psico pedagogico”. Assolutamente vero, così come per le modalità di accesso previste per i docenti non abilitati con 36 mesi di servizio. La prova scritta si può evitare. Anche i dubbi circa i tempi di immissione in ruolo dei docenti abilitati sono più che legittimi in ragione della classe di concorso di ciascuno. In tantissime zone d’Italia esistono esuberi che richiederanno anni per essere smaltiti. In generale ci pare di osservare che all’interno del Fit esista un criterio di selettività che alla luce delle storiche carenze annuali di docenti, con il conseguente il balletto di convocazioni la seconda, da terza fascia e poi da Mad, non serve assolutamente alla scuola che cerca disperatamente la continuità didattica.

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Non ripetitibilità del FIT

Un altro rilievo critico può essere mosso alla non ripetibilità del Fit specificata nel comma 1 dell’articolo 13 del decreto legislativo 59/2017. Si è detto appunto che la fase transitoria serve a immettere in ruolo i docenti precari abilitati, ma impedire loro di poter ripetere l’anno di prova, oltre ad essere in contrasto con il comma 119 articolo 1 della legge 107/2015, non va affatto in questa direzione. Oltre a tutto, lo stesso comma 1 appare contraddittorio rispetto a quanto specificato nel comma 4 dello stesso articolo 13 del decreto legislativo. Leggiamo infatti che “ I titolari di contratto Fit che abbiano conseguito il diploma di specializzazione per l’insegnamento secondario ma non abbiano concluso positivamente per qualunque ragione il percorso Fit sono riammessi alla parte residua del percorso esclusivamente previo superamento di un nuovo concorso fatta salva la validità del titolo di specializzazione eventualmente conseguito ai sensi e per gli effetti dell’articolo 15 Commi 1 e 6.” Per qualunque ragione?

Conclusioni

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Siamo d’accordo con la collega quando dice che non era affatto necessario mettere in piede un sistema così cervellotico di reclutamento per stabilizzare dei precari con 36 mesi di servizio, come ci dice l’Unione Europea dal 1999. Ma se proprio non si vuole derogare dal mettere in atto questo sistema di reclutamento almeno si appongono i giusti correttivi.