Concorso scuola 2018 e FIT: ecco il percorso ad ostacoli per i docenti precari

Sempre più difficile diventare insegnanti in Italia. Anief sottolinea, ancora una volta, le difficoltà a cui andranno incontro i docenti precari per riuscire ad avere il ruolo.
Il decreto legislativo n. 59/2017, tra l’altro, non ha svelato nel concreto cosa aspetta ad un laureato senza abilitazione e non inserito nelle attuali graduatorie: il nuovo modello selettivo-formativo si sta rivelando nelle sue definizioni in queste ultime settimane.

Concorso scuola 2018 e FIT: ecco il percorso ad ostacoli per i docenti precari

Di sicuro, questi candidati devono partecipare al nuovo concorso pubblico, aperto a tutti e previsto per il mese di giugno 2018, superato il quale si potrà quindi accedere al percorso triennale di formazione, inserimento e tirocinio (il cosiddetto FIT) di durata triennale. Per accedere al concorso saranno necessari la laurea e il possesso di 24 CFU nelle discipline antro-psico-pedagogiche a meno che non si abbia già un pregresso di precariato. Le graduatorie di merito verranno costituite per ciascuna classe di concorso, sulla base della somma dei punteggi riportati nelle due prove scritte, in quella orale e nella valutazione dei titoli, effettuata solo per i candidati che superano tutte le prove concorsuali.

Concorso scuola 2018: saranno necessari 24 CFU

Su come i laureati dovranno conseguire i 24 CFU, i Crediti Formativi Universitari,nell’area cosiddetta “trasversale”, viene in aiuto il decreto Miur n. 616 del 10 agosto 2017 – che risponde alle disposizioni del D.lgs. n. 59/2017, attuativo della legge n. 107/2015, entrato in vigore il 31 maggio 2017 – con il quale si indicano le modalità di conseguimento dei 24 CFU, necessari – oltre alla laurea – per accedere al concorso a cattedra 2018 per la scuola secondaria. Si tratta di 24 CFU da acquisire in discipline antropo – psico – pedagogiche ed in metodologie e tecnologie didattiche.

FIT: abilitazione all’insegnamento e supplenze a stipendio ridotto

Ma veniamo a cosa potrà accadere dopo la selezione, quindi a coloro che verranno reputati idonei: nel primo anno i corsisti acquisiranno una sorta di quella che oggi viene considerata l’abilitazione all’insegnamento; poi, proseguiranno con un altro anno di formazione. In questo biennio svolgeranno pure supplenze a stipendio ridotto. Anzi, sarebbe meglio parlare di rimborso spese, perché secondo quanto trapela da Viale Trastevere le cifre variano tra i 400 euro e i 600 euro al mese, probabilmente anche lordi. Successivamente, al terzo anno di FIT, il candidato in formazione potrà accedere alle vere e proprie supplenze annuali, con stipendio equiparato ai precari attuali.

Anief, Pacifico: ‘Cifre così miserevoli che non si avvicinano nemmeno ad un assegno di disoccupazione’

Il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico: ‘Le cifre, da assegnare ai vincitori di concorso, che circolano in questi giorni per i primi due anni di FIT sono così miserevoli che non si avvicinano nemmeno ad un assegno di disoccupazione. Inoltre, va ricordato che un laureato in questo modo deve anche rinunciare alle supplenze tradizionali perché di certo non riuscirà a conciliare tutto. Come Anief, quindi, siamo pronti a ricorrere per far riconoscere una borsa di studio adeguata al lavoro svolto. Lo stesso vale per gli studenti del Tfa, Pas, Afam, Cobaslid, SSIS e di ogni altro corso universitario abilitante: se sono abilitati non si può chiedere loro di lavorare come fossero dei “tirocinanti” senza esperienza pregressa. Inoltre, reputiamo illegittimo lo stipendio iniziale al terzo anno di FIT: dovrà essere adeguato agli effettivi anni di insegnamento già svolti dal docente, senza alcuna discriminazione rispetto al personale già di ruolo. Lo stesso vale per le specializzazioni e il servizio svolto sul sostegno ovvero per ogni specializzando che ha già al suo attivo esperienza lavorativa e che non può essere trattato come un parvenu dell’insegnamento”.