Aumenti stipendi
Aumenti stipendi

Il quotidiano economico nazionale evidenzia un dato sconcertante: mentre gli stipendi dei dipendenti pubblici sale, quello dei docenti scende in picchiata.
Ma allora ci chiediamo: ci sono dipendenti pubblici e dipendenti pubblici? Ebbene, si. Da quello che si racconta sulle pagine del quotidiano Il Sole 24 ore si percepisce qualcosa di assolutamente aberrante, ovvero la tesi concreta che gli stipendi non sono tutti uguali. La notizia che sta facendo indispettire tutti i lavoratori della scuola è che “il potere d’acquisto dello stipendio medio (quello reale) dei docenti è sceso in picchiata libera, attestandosi al 12,4% in meno dal 2010 ad oggi.

La frustrazione degli insegnanti sfocia in rabbia: “Noi trattati in maniera diversa rispetto al resto dei Dipendenti Pubblici”

Quello che fa sfociare in frustrazione e in alcuni casi in rabbia tutti coloro che fanno parte del personale della scuola (Pubblici dipendenti per antonomasia) è il fatto, viceversa, che gli stipendi degli altri dipendenti della pubblica amministrazione durante questi sette anni è via via salito.
Ecco spiegata la rabbia di molti insegnanti che non si addolcisce più dinanzi ai buoni propositi dei politici e alle promesse di qualche ministra bisognosa solo di trovare consensi per la prossima legislatura. I docenti sono indignati, oltre che come lavoratori della cultura e della formazione anche in qualità di pubblici dipendenti.
Ma facciamo un passo indietro e spieghiamo meglio la questione. Lo stipendio dei docenti è oramai fermo al 2010, quando cioè la Corte Costituzionale aveva imposto il blocco stipendiale di questa categoria di lavoratori fino al 2015.
Il punto è che, di fatto, tale sblocco non è avvenuto così come imposto dalla Consulta, in quanto la Buona Scuola di Renzi ha preferito elargire nella scuola compensi economici a iosa, attraverso il contestatissimo sistema meritocratico. Oggi, quindi, l’aspetto in discussione è divenuto per forza di cose il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici, con particolare riferimento a quelli della scuola.

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Gli aumenti degli stipendi dei prof previsti nel prossimo contratto non sono per tutti, ma solo per il 41% dei docenti

Dalle prime indiscrezioni si è saputo anche che nelle trattative per il rinnovo del contratto dei docenti tra i sindacati e l’Aran (l’8 novembre prossimo) si partirà da una proposta relativamente ad un aumento lordo pari a 85 euro per i docenti e di circa 440 euro per i Dirigenti Scolastici. Queste cifre dovrebbero coprire solo una buona parte del miliardo e 95 milioni di euro stanziato del Governo che interesseranno solo il rinnovo dei contratti della scuola.
Secondo gli esperti di economia però questa manovra nasconderebbe una beffa per i lavoratori della scuola. Infatti, l’aumento di 85 euro lordi previsto nella loro busta paga (corrisposto solo al 41% dei docenti) causerà, di contro, l’aumento del loro scaglione stipendiale, costringendo per questo motivo gli stessi a restituire quel bonus di 80 euro elargito da Renzi due anni fa, azzerando pertanto tutti gli aumenti promessi.

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Un Censimento Aran illustra una strana tendenza: gli stipendi dei docenti scendono, quelli dei lavoratori degli altri comparti statali aumentano

Ma andiamo ad analizzare i dati del censimento condotto dall’Aran a proposito degli stipendi della pubblica amministrazione. L’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni ha evidenziato nel suo autorevole studio il fatto che i lavoratori delle Autorità indipendenti (come per esempio l’Autorità della Privacy o l’Antitrust) dal 2010 ad oggi hanno ottenuto un aumento del potere d’acquisto sulle retribuzioni del 7,6%, così come altri enti quali il Cnel o l’AgID che hanno subito aumenti medi in busta paga vicini al 7%.
Insomma, non ci stancheremo mai di ripeterlo, ma possiamo dirlo anche a gran voce, che la scuola è palesemente considerata dalla politica di questo paese un settore della Pubblica Amministrazione dove sia possibile solo tagliare e sottrarre risorse. Un settore completamente a parte rispetto agli altri comparti della PA, nonostante l’elevato numero di dipendenti che vi lavorano.