Diplomati e laureati: chi specula sulle sofferenze dei precari?

I diplomati magistrali e i Laureati Scienze della Formazione Primaria in questi giorni si stanno confrontando aspramente sul tema del diritto ad insegnare in virtù di un’abilitazione e di un’esperienza sul servizio diversa per un insieme di ordini di fattori. A 9 giorni dall’appuntamento fatidico in Consiglio di Stato, che si esprimerà in adunanza plenaria sul diritto alle Gae dei diplomati magistrali, il clima torna a farsi incandescente. Complice la stampa nazionale che con articoli capziosi e pieni di refusi ed inesattezze normative non contribuisce a rasserenare gli animi finendo per fare l’opposto di ciò che realmente occorre. Il silenzio su tutta la vicenda è la cosa più giusta da fare, non foss’altro che così facendo si mostrerebbe il rispetto per il massimo consesso di Giustizia Amministrativa che qualcuno maldestramente sta tentando di tirare per la giacchetta.

I falsi storici

La vicenda dei diplomati magistrali non ha mai avuto l’appoggio di sindacati, di stampa nazionale o tanto meno degli organismi di controllo del MIUR. Colpevolmente non si è mai voluto diffondere quanto ha decretato il Consiglio di Stato nel 2015. Quella pronuncia sancì definitivamente il diritto dei diplomati all’inserimento a pettine nella terza fascia delle Gae provocando i primi sconquassi tra i precari storici che avevano vinto un concorso. La chiusura delle Gae nel 2007 dette il colpo di grazia alla speranza dei Laureati in Scienze della Formazione Primaria di accedervi, neutralizzando gli effetti della legge 53/2003 che conferiva valore abilitante al titolo. Quei pochi che vi accedevano mediante i ricorsi venivano collocati nella quarta fascia delle Gae.

La difesa

Certo che umanamente fa male vedere anni di sacrifici che continuano a non avere valore per così dire contrattuale, sia per i precari in gae per concorso, sia per i diplomati magistrali,” afferma Erica. “Io sono fierissima di essere una DM in Gae per ricorso”, chiosa in risposta ad un collega che chiedeva quanto fosse giusto entrare in queste graduatorie per la via giudiziaria anziché per concorso,” anche se sono nell’ultima parte di queste graduatorie. Ho avuto giustizia tardi e sono in fondo. Ne sono felice; a me basta esserci. Certo che dopo decenni la pazienza scappa. Questo è umano e comprensibile, ma il problema è la politica che tratta i docenti come numeri e fantasmi senza diritti da cui ottenere solo consensi e voti.

Il rispetto dei diritti di tutti

In altre parole, inutile prendersela con i colleghi. Il diritto alle GaE e alla stabilizzazione c’è, esiste per tutti, per i precari storici e per i Laureati in Scienze della Formazione Primaria, quanto del vecchio e quanto del nuovo ordinamento. Ma sollevare polveroni alla vigilia della Plenaria contribuisce soltanto a gettare discredito e fango su una intera categoria di docenti. Mutuando ciò che dice il giudice di sedia a Wimbledon quando la platea mugugna chiudiamo con un pietoso “Quiet please!”