Scuola, ricostruzione carriera e stipendi ultime notizie: Sì al gradone 3-8 anni per docenti assunti dopo il 2011

Il sindacato Anief annuncia una nuova vittoria in Tribunale contro il Miur, una vittoria che arriva dal Tribunale del Lavoro di Vicenza. E’ stato riconosciuto, ancora una volta, il diritto dei docenti immessi in ruolo dopo il 2011, ma con almeno un anno di precariato svolto negli anni precedenti, all’applicazione della “clausola di salvaguardia” che riconosce il diritto al mantenimento del gradone stipendiale ‘3-8 anni’.

Scuola, ricostruzione di carriera: importante sentenza dal Tribunale di Vicenza

Come riportato dalla nota pubblicata sul sito ufficiale Anief, la sentenza di pieno accoglimento è stata emanata dal Tribunale del Lavoro di Vicenza su ricorso patrocinato per l’Anief dagli Avvocati Nicola Zampieri e Maria Maniscalco e riconosce il diritto di una docente, immessa in ruolo nel 2014, all’integrale e immediato riconoscimento di tutto il servizio svolto durante il precariato e all’applicazione, equiparando tutto il suo servizio a termine a quello svolto a tempo indeterminato, della contrattazione collettiva nazionale economica precedente, che riconosceva il diritto al gradone stipendiale 3-8, molto più favorevole rispetto a quello attuale.

Ricostruzione carriera, riconosciuto gradone 3-8 anni anche ai docenti immessi in ruolo post 2011

Il presidente dell’Anief-Cisal, Marcello Pacifico, ha salutato così il nuovo successo: “Il tribunale ha accolto in toto la nostra tesi e rilevato come la clausola negoziale del 2011, che evidentemente offre differente trattamento senza indicare ragioni oggettive di diversificazione ai lavoratori assunti nel comparto scuola con contratto a termine rispetto a coloro che risultano in ruolo, si pone in contrasto con la clausola 4 dell’accordo quadro allegato alla Direttiva 1999/70/CE. Tale norma pattizia comporta una regolamentazione penalizzante per i lavoratori con contratto di lavoro a termine rispetto ai lavoratori in ruolo; contiamo, con la rappresentatività, di sanare quest’ulteriore illegittimità direttamente in contrattazione”.