Scuola: personale beffato e la triste verità sugli aumenti
Scuola: personale beffato e la triste verità sugli aumenti

Brutte notizie nel mondo della scuola (e del lavoro). Personale beffato per l’ennesima volta. In questo articolo vi riassumeremo ciò che è accaduto di recente e la triste verità sugli aumenti di stipendio, per il quale negli ultimi tempi diverse realtà (Professione Insegnante in primis) si sono battute. Come si legge da sito web Anief.org: “La perdita media a lavoratore risulta al netto dell’indennità di vacanza contrattuale”. Tale affermazione trova conferma da un’analisi condotta dal sindacato Anief, circa il disegno di legge con il maxi emendamento del Governo approvato da poco.
Facendo una comparazione tra questi dati e quelli del disegno di legge numero 2960, esce fuori che le somme che saranno riconosciute nel prossimo futuro ai lavoratori statali, sono alquanto risibili. Il maxi emendamento del Governo porterà nel contratto statale la cifra esigua (per fare un eufemismo) di 18 euro lordi nel biennio 2016-2017. E gli 85 euro? Ci saranno, a partire dal 2018. Perdita: 3461 euro.

Scuola: personale sempre più sottovalutato, aumenti ridicoli

Oramai non è più un luogo comune che i docenti statali (per non dire poi quelli degli istituti paritari) siano una delle classi lavorative maggiormente sottovalutate nel nostro paese, bensì una realtà! Non solo docenti, sia chiaro, ma anche personale ATA. Aumenti ridicoli nelle tasche dei lavoratori, la cui maggior parte era contraria allo stesso aumento di 85 euro lordi, giudicata una vera e propria presa in giro da molti.
Secondo il nuovo contratto di legge, tirando le somme, ogni lavoratore scolastico avrà un aumento di soli 18 euro lordi nel biennio 2016/2017, per poi passare ai precitati 85 euro a partire dall’anno prossimo. Come abbiamo già avuto modo di dire nella nostra introduzione, la firma del nuovo contratto comporterà la perdita di 3461 euro al netto dell’indennità di vacanza contrattuale.

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Scuola: il dilemma sulla firma del contratto

Come ci insegna la Costituzione italiana, tuttavia, un contratto può essere firmato solo nel caso di recupero del costo della vita che, secondo il programma del MEF, tra il 2008 e il 2015, è aumentato dell’8,50% con un leggero surplus dello 0,02% nel 2016; nel 2017 siamo arrivati ad un plus pari allo 0,80% ed una stima per il 2018, parla di un ulteriore aumento dell’1,70%.
Fonte: Anief.org