Tempo scuola & didattica, settimana corta: i pro e i contro
Tempo scuola & didattica, settimana corta: i pro e i contro

In questi ultimi anni molte scuole hanno deciso di adottare la modalità oraria della settimana corta. Si è passati dalla settimana lunga o normale (6 giorni a settimana con 5 ore di lezioni giornaliere) alla settimana corta, costituita da 5 giorni settimanali di 6 ore ciascuno. Sono tante le Istituzioni scolastiche che hanno preferito questa modalità didattica per le ragioni che appresso illustreremo. Per molti insegnanti e per molti genitori questo passaggio è stato davvero traumatico, ma dopo un po’ di tempo quasi tutti si sono abituati (o quasi).

La settimana lunga o corta: opinioni a confronto

Chi scrive è stato un acerrimo nemico, sin dal primo momento, della settimana corta. Le motivazioni sono determinate dall’esperienza diretta sull’argomento che certamente pone diversi interrogativi a proposito dell’efficacia didattica o meno di questa modalità di tempo scuola così tanto chiacchierata in questi ultimi anni.

I vantaggi della settimana corta

Se volessimo parlare positivamente della settimana corta potremmo elencare i suoi lati favorevoli, secondo la seguente distinzione:
PER GLI ENTI LOCALI – Per quanto concerne le Amministrazioni comunali (proprietari delle strutture edilizie) potremo dire che tenere chiusi un giorno la settimana i locali scolastici permetterebbe un risparmio di centinaia di migliaia di euro l’anno per quanto riguarda le spese di gestione, ovvero spese per il riscaldamento, l’energia elettrica, il servizio di trasporto pubblico (scuolabus) e così via. (Un vantaggio economico solo per il Sindaco del Comune).
PER LA SCUOLA – Se prendiamo in considerazione i vantaggi per l’Istituzione scolastica, potremmo dire che la settimana corta semplificherebbe di molto l’organizzazione del personale, visto che l’Istituzione scolastica gestirebbe un numero maggiore di docenti ogni giorno e disponibili in qualsiasi momento della settimana per essere impiegati nelle sostituzioni dei colleghi/docenti assenti. Non solo, ma questa tipologia risolverebbe anche l’annoso problema delle richieste, tutte concomitanti, di quei docenti che vorrebbero sempre il sabato libero. (Un vantaggio solo per la Dirigenza Scolastica).
PER IL PERSONALE DOCENTE – Secondo l’opinione di molti insegnanti la settimana corta permetterebbe loro di avere più tempo libero a disposizione. Infatti, due giorni consecutivi darebbero loro la possibilità di organizzarsi per tutta una serie di svaghi: un lungo weekend con l’aggiunta di un ponte in concomitanza di questi giorni permetterebbe la possibilità di un viaggio di 2-3 giorni, prima impensabile con la settimana lunga e con il sabato lavorativo. (Un altro vantaggio solo per i Docenti).
PER IL PERSONALE ATA – La settimana corta semplificherebbe notevolmente anche la gestione del personale ATA impegnata nel difficile compito della sorveglianza dei locali interni e degli spazi esterni degli edifici/plessi scolastici. (Un vantaggio solo per la Dirigenza Scolastica e per le mansioni del Personale ATA).
PER LE FAMIGLIE – Per le famiglie i vantaggi investirebbero la sfera affettiva e quella della socializzazione. Pensiamo per esempio a quei genitori che lavorano durante la settimana (5 giorni su 7) e che in questo modo invece avrebbero la possibilità di trascorrere tutta la giornata del sabato insieme ai loro figli. La stessa cosa varrebbe per i genitori separati o divorziati con l’affidamento congiunto. (Questa argomentazione lascerebbe ampio margine di convincimento).
PER GLI STUDENTI – Infine, per quanto riguarda gli studenti, questi ultimi avrebbero l’occasione di trascorrere più ore insieme ai loro compagni, fatto quest’ultimo ritenuto da molti positivo al fine di aumentare le ore di socializzazione e di convivialità tra i pari. (Per molti esperti, invece, questa verità contrasta ampiamente con i meccanismi psicologici della maggior parte degli adolescenti e lo spiegheremo nel prosieguo).

Gli aspetti negativi della settimana corta

telegram-scuolainforma-336x280

Passiamo adesso ad esaminare invece gli svantaggi del tempo scuola compatto costituito da cinque giorni settimanali di 6 ore ciascuno.
GLI STUDENTI: “ODIAMO LA SESTA ORA” – Al primo posto tra le maggiori criticità riscontrate nello svolgimento della settimana corta troviamo certamente la sfiancante e faticosissima sesta ora. Secondo una percentuale elevatissima di studenti l’ultima ora di lezione è proprio straziante e spesso si finisce per trascorrerla per forza di inerzia. Le opinioni degli allievi concordano nel dire che quello che manca, dopo una giornata dura di lavoro, è proprio la concentrazione. Questo problema, quindi, si ripercuote sovente nella scarsa qualità didattica riservata alle discipline presenti durante questa ora.
IL CALO DELLA CONCENTRAZIONE: LE STRATEGIE – Al calo di concentrazione, riscontrato in tantissimi casi, sono seguite da parte in molti istituti scolastici alcune soluzioni importanti per scongiurare questo annoso problema: il doppio intervallo (con il rischio di un maggior tempo per il recupero dell’energia mentale tra una pausa e l’altra), una ricreazione più prolungata rispetto ai canonici 15 minuti, fuori dalle aule didattiche, nei corridoi o addirittura negli spazi aperti della scuola e/o dei plessi. Tuttavia, molte di queste soluzioni non sono compendiate in parecchie scuole, con la conseguenza che invece di incentivare la socializzazione, il dialogo e la convivialità tra gli studenti si finisce per far sì che gli stessi assumano atteggiamenti repressivi e frustranti così da compromettere l’intera convivenza civile dell’istituto fino a giungere agli atti di aggressività fini a se stessi che la cronaca ci racconta.
GLI ALUNNI BES – Anche per gli alunni BES la settimana corta rappresenterebbe un autentico ostacolo e di conseguenza un problema generale al loro apprendimento. Questo ritmo serrato metterebbe proprio loro seriamente in difficoltà. Atteggiamento, questo, nettamente contrario ed opposto alle dinamiche didattiche necessarie per questi alunni con gravi difficoltà di apprendimento (in forte aumentano di anno in anno).
AUMENTO DEI PERMESSI – Se andassimo poi a controllare la statistica delle entrate posticipate o delle uscite anticipate nelle scuole in cui vige la settimana corta, ci renderemmo conto immediatamente che le giustificazioni per questo tipo di permessi sarebbero di gran lunga superiori rispetto ad una scuola con il tempo normale.
I DOCENTI E LA SESTA ORA – Bisogna anche dire che la stragrande maggioranza dei docenti della sesta ora è ben disponibile a svolgere delle attività leggere (la visione di un film, alcune attività pratiche o manuali ecc.), il tutto però a discapito della didattica. Di contro esistono, in maniera minoritaria (per fortuna), altri docenti che “trattano la sesta ora come se fosse la prima e allo stesso modo programmano in quell’ora interrogazioni e compiti di una certa difficoltà”. (Ulteriore aspetto avverso gli studenti).
QUESTIONE DI ORGANIZZAZIONE – Se poi analizzassimo complessivamente l’organizzazione della giornata, la questione si farebbe davvero seria oltre che preoccupante: se un ragazzo fosse impegnato anche in attività extra scolastiche (come spesso accade) la scansione oraria di quest’ultimo diverrebbe frenetica. Pranzerebbe alle 14:30/15:00, svolgerebbe le attività sportive/culturali subito nel primo pomeriggio e dedicherebbe del tempo alle ore di studio in tarda serata o quasi sempre dopo cena.
Durante il fine settimana, poi, chi volesse recuperare con gli arretrati impiegherà la maggior parte delle ore disponibili del sabato e della domenica per fare i compiti assegnati per la settimana successiva. Questo fatto comporterebbe, paradossalmente, una riduzione dei momenti da trascorrere assieme alla propria famiglia.

Ma a chi conviene davvero la settimana corta? E’ pensata solo per il benessere degli studenti e delle loro famiglie o c’è dell’altro?

Non vogliamo creare dietrologie su questo argomento, ma sicuramente la settimana corta possiede tante di quelle criticità per gli studenti, talmente evidenti che diventa persino impensabile credere che nessuno riesce ad accorgersene. Chi scrive questo testo si pone e vi pone alcune domande: la settimana corta è pensata davvero in funzione del benessere psicofisico degli alunni? Oggi, le scelte organizzative e didattiche di molte scuole sono attuate secondo la logica della spending review, dimenticando che prima di tutto la scuola deve pensare in funzione degli utenti? Esprimi la tua opinione su questi aspetti, per noi sarebbe davvero importante.