Modifiche necessarie al FIT per uniformarsi alla direttiva europea

Sul Fit e sul piano transitorio si moltiplicano gli incontri organizzati dai sindacati. Il prossimo 6 dicembre è la volta dei Cobas che organizzano a Bologna un’assemblea il cui tema centrale riguarda alcune modifiche possibili il per il FIT. Lo scorso 7 novembre era già stato un altro incontro in cui Cobas hanno illustrato le loro proposte, frutto della raccolta dei pareri degli aspiranti docenti chiamati a partecipare al prossimo concorso per la nuova formazione e il reclutamento degli insegnanti.

Punti critici

Le criticità di questo piano di formazione risiedono tutte nell’aspetto economico della questione. Anziché fornirla gratis si è preferito far pagare ai futuri tirocinanti la certificazione la certificazione dei 24 CFU che sono stati resi obbligatori per partecipare al concorso. Non va bene nemmeno la misura dei €400 prevista per il primo anno di tirocinio perché essa legittima il lavoro sottopagato e la discriminazione salariale tra docenti. Oltre a questo un altro aspetto critico che spesso non viene considerato è quello della facile licenziabilità in carico ai presidi. Dopo 3 anni di sacrifici i docenti che saranno già stati informati potrebbero non essere riconfermati.

Le modifiche

La proposta dei Cobas prevede che il servizio già svolto venga considerato come tirocinio e che i 24 CFU vengano inseriti già all’interno dei 3 anni del FIT. Inoltre, mostrando di recepire la Direttiva Europea circa i 36 mesi, i docenti della terza fascia devono potervi accedere senza concorso selettivo. Venendo poi ai docenti già abilitati si ritiene opportuno che si vengano inseriti a Pettine nelle graduatorie di esaurimento provinciali anziché nelle graduatorie di merito regionali. Va rivista anche la normativa della possibilità di ripetizione dell’anno di prova, modificandola nel senso di non doversi sottoporre nuovamente ad una procedura concorsuale.

Aumento di cattedre

La diversa consistenza delle graduatorie in special modo di quelle delle regioni meridionali rischia seriamente di confinare per molti anni i precari che svolgeranno la fase transitoria. Le misure in questione diventerebbero assolutamente ininfluenti per l’ eliminazione delle sacche di precariato della scuola. Parallelamente occorre concentrare tutti gli sforzi e dirottare le risorse economiche disponibili per quell’aumento di cattedre sull’organico di diritto già richiesto al MEF da parte del Ministero dell’Istruzione.