Transitorio: meglio un uovo oggi o una gallina domani?

Il transitorio sta per vedere la luce e nell’attesa della pubblicazione del decreto si moltiplicano in rete gli interventi dei futuri candidati al ruolo. Le novità emerse negli ultimi giorni sul fronte giudiziario hanno messo a dura prova i nervi degli interessati producendo confronti in rete su opinioni divergenti. Una di queste è riassunta in un articolo dalla Prof.ssa Barbara Monti dal titolo In classe capovolti: dire, fare, scrivere e webbare. In sostanza si dice; meglio dar luogo il più velocemente possibile al tanto atteso piano transitorio.

L’uovo oggi

Fintanto che la visione di un provvedimento rimane confinata nell’alveo di una singola categoria di docenti, al riparo da occhi e orecchie indiscrete, un decreto legislativo come quello relativo al transitorio può senza dubbio apparire come la soluzione migliore per arrivare all’agognato ruolo. Ma cosa succede se proviamo ad allargare l’orizzonte delle vedute, superando le barriere tra fasce, graduatorie e ordini di scuola? Come cambierebbe il calcolo sia in termini di ragionamento che in termini prettamente numerici relativi ai mesi necessari per ottenere il contratto a tempo indeterminato? La discriminante si trova tutta qui, in questa semplice considerazione in cui ognuno è chiamato a compiere la scelta tra una realtà parziale ed una globale. Nel primo caso è ampiamente condivisibile, pur con tutte le riserve annesse alle incognite relative alla non ripetibilità del fit, il pensiero della collega che ha redatto l’articolo linkato. Nel secondo caso lo scenario cambia completamente ma in esso la variabile tempo per ottenere il ruolo rimane immutata.

La gallina domani

Le criticità del transitorio sono tutte contenute nella disposizione per la quale all’inizio percorso si viene cancellati da tutte le graduatorie di merito e di istituto in cui ci si trova. Considerando la non ripetibilità del fit, il docente di seconda fascia che volesse tentare nuovamente l’accesso alla professione dovrebbe farlo con il concorso ordinario, vale a dire con la prova scritta e la prova orale. In questo modo si tornerebbe al criterio della selezione che tanto è stato criticato per le tante vittime mietute nel famigerato concorso docenti 2016 riservato agli abilitati. Inoltre, la recente sentenza 251 della Corte Costituzionale, decretando l’incostituzionalità dell’esclusione dei docenti di ruolo, ancorché abilitati, dalla partecipazione ai pubblici concorsi, ha allargato a dismisura la pletora di potenziali concorrenti al prossimo fit. Nei gruppi dedicati ai docenti immobilizzati, quelli ante legge 107 per intendersi, stanno già emergendo in massa velleità di partecipazione al prossimo transitorio per ottenere il trasferimento mediante spostamento da sostegno a posto comune. Per non tacere, di quella parte di docenti diplomati ITP cui il TAR inopinatamente ha aperto le porte della seconda fascia, con la possibilità di accedere direttamente al colloquio orale, in totale spregio delle abilitazioni PAS conseguite dai docenti laureati per entrare in possesso di quelle competenze didattico metodologiche che i primi non hanno. Tutto ciò finisce inevitabilmente per snaturare l’obiettivo principale per il quale era stato pensato il transitorio.

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La soluzione

Soltanto vedendo la questione del suo insieme è possibile arrivare alla conclusione che l’immissione in ruolo non sarà poi così tanto immediata come sembrava inizialmente, anche e soprattutto per tutte quelle classi di concorso esaurite sulle quali annualmente i docenti della seconda fascia vengono chiamati a stipulare contratti di supplenza. L’unica normativa in grado di risolvere il precariato della seconda fascia in primis passa da un decreto legislativo d’urgenza che richiami la gravità della situazione che si perpetua ogni anno in tutti gli istituti scolastici e disponga lo scorrimento in ruolo direttamente dalla seconda fascia delle graduatorie di istituto, senza passare da provvedimenti ancora più impervi e lunghi quali quello della riapertura delle Gae per il quale è necessario promulgare una legge apposita che abroghi la precedente. L’articolo 97 della Costituzione parla chiaro quando dice che nella Pubblica Amministrazione si entra per concorso ad eccezione dei casi previsti dalla legge. Tale è quello per il personale ATA con 24 mesi di servizio al quale bel potrebbe essere assimilato il caso dei docenti abilitati con più di 36 mesi di servizio.