La buona scuola è piena di errori: lettera

Sulla Buona Scuola si moltiplicano i pareri e le opinioni di esperti, docenti e famiglie. In redazione è giunta una lettera al riguardo che pubblichiamo di seguito.

Lettera

Si stanno propagando gli errori de “La buona scuola”. Il sistema scolastico non è stato correttamente orientato: il legislatore non ha distinto la finalità istituzionale dai mezzi e dalle modalità operative. Il potenziamento delle metodologie laboratoriali, la prevenzione e contrasto della dispersione scolastica e di ogni forma di discriminazione e del bullismo, la valorizzazione della scuola intesa come comunità attiva, l’apertura pomeridiana delle scuole e la riduzione del numero di studenti per classe, l’incremento dell’alternanza scuola-lavoro nel secondo ciclo d’istruzione … sono alcuni dei traguardi che gli studenti dovrebbero dimostrare d’aver conseguito al termine del loro percorso scolastico (“obiettivi formativi individuati come prioritari”, comma 7 – legge 107/15).

Confusione, indeterminatezza e improvvisazione sono state generate dalla mancata specificazione della meta formativa. Può essere d’esempio il resoconto operativo del nucleo di valutazione dei dirigenti scolastici del Friuli Venezia Giulia, redatto dal direttore dell’attività formativa per dirigenti scolastici della Provincia di Udine:

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1) non è stato rilevato e corretto l’errore del legislatore,

2) “sono state analizzate parti della legge per identificare gli obiettivi di sistema collegati al lavoro del docente e al lavoro del dirigente”.

Una strategia che cozza con la cultura sistemica che postula: i traguardi sono unici e indivisibili. Tutti i componenti cooperano, sinergicamente, per il relativo conseguimento.

Si tratta di un episodio di una guerra iniziata cinquant’anni fa [CFR. in rete “Il Miur naviga a vista”]: due modelli di scuola si fronteggiano.

Su un fronte è schierata la tradizione. L’insegnamento delle singole materie scolastiche è il fondamento del servizio: gli studenti devono padroneggiarne la conoscenza.

Sul fronte opposto si collocano quanti sostengono che la dinamicità e l’imprevedibilità degli scenari socio-culturali impongono di finalizzare il servizio alla promozione e al potenziamento delle capacità degli studenti: la conoscenza è vista come lo “strumento e l’occasione” per la progettazione di percorsi d’apprendimento unitari. I docenti sollecitano la manifestazione di competenze specifiche, per osservare e governare sia lo sviluppo delle qualità intellettive, sia il consolidamento delle conoscenze disciplinari.

Enrico Maranzana