Insegnanti
insegnanti di potenziamento

Siamo di fronte all’ennesima pecca della Buona Scuola. Proprio la legge 107/2015 ha creato infatti una nuova categoria: gli insegnanti di potenziamento. Il ruolo di questi insegnanti consisterebbe nell’andare ad aggiungersi agli insegnanti curriculari, arricchendo e appunto potenziando l’offerta formativa degli alunni e quindi il loro bagaglio di competenze. L’inquadramento di questa nuova tipologia però non è così chiara: non viene fatta infatti, nella stessa legge, alcuna distinzione tra organico di diritto e organico di potenziamento, facendo rientrare anche quest’ultimo nell’organico di autonomia. E ovviamente gode anche dello stesso stipendio.
Di sicuro l’introduzione della nuova figura professionale degli insegnanti di potenziamento mirava a dotare le scuole di una nuova risorsa, oltre che creare nuovi posti per risolvere il problema della “supplentite”. Obiettivi non esattamente raggiunti.

Il tappa-buchi: alla ricerca di una mansione

La situazione denunciata da tempo è quella di un organico potenziato non impiegato correttamente, ma anzi, in maniera anomala. Le scelte adottate dai dirigenti scolastici circa il loro impiego sono alquanto discutibili. Il più delle volte gli insegnanti di potenziamento si ritrovano o a sostituire i colleghi assenti o a ricoprire il ruolo di insegnanti di sostegno, qua e là, nelle classi dove sono presenti alunni con difficoltà. In questo modo questi docenti vagano a destra e a manca, senza sapere essi stessi quali compiti debbano svolgere.
E’ quanto lamentato di recente da un insegnante, Daniele Costantino, in un video ormai diffusissimo sul web. Lo stesso si è ritrovato in questa situazione, e si rivolge a Valeria Fedeli deprimendo la propria umiliazione.

Cause e possibili soluzioni

Quali possono essere le cause di questa situazione? Sicuramente siamo di fronte all’incapacità di molti dirigenti scolastici di fronte alla collocazione di questi insegnanti. Forse anche per una mancata e chiara spiegazione delle mansioni specifiche a cui adibire gli insegnanti di potenziamento. Ma siamo anche di fronte a una Pubblica Amministrazione che, ancora una volta, non è in grado di compiere le dovute verifiche circa l’applicazione della l.107.
Una possibile soluzione, applicata solo da alcuni (pochi) dirigenti scolastici, è stata quella di distribuire le ore di potenziamento non in capo a un unico insegnante, ma a più insegnanti. Così facendo, ogni docente curriculare ha anche qualche ora di potenziamento, da impiegare come meglio crede, ma sicuramente in modo più produttivo. Alcune volte poi, all’insegnante “potenziatore” è richiesto di occuparsi della preparazione degli alunni al test Invalsi. Questa mansione va certamente a potenziare la normale attività didattica. Parliamo però di pochi mesi durante l’anno scolastico. E durante i restanti mesi?
Un intervento ad hoc deve quindi provenire dal Miur. Altrimenti continueremo ad avere insegnanti di potenziamento pagati senza svolgere un chiaro lavoro. E ciò non sarebbe dignitoso per i diretti interessati e non permetterebbe di parlare di BUONA scuola.