Transitorio: e si ostinano a chiamarlo sanatoria

Il transitorio destinato agli abilitati della seconda fascia attende oramai soltanto il bando del concorso dopo la firma del decreto del ministro Fedeli. La Stampa di settore e quella nazionale non mancano di dare risalto a tutte le notizie provenienti dagli ambienti ministeriali e governativi. Il piano transitorio è stato ottenuto dopo mesi di faticose trattative con l’esecutivo uscente che di riaprire le Gae non ne voleva proprio sentir parlare. La soluzione prospettata forse non è la migliore, come spesso si legge nei post dei gruppi Facebook dedicati. Di sicuro per molti di loro rappresenta uno sblocco della condizione di precarietà al quale il concorso docenti 2016 non ha saputo porre rimedio.

Titoloni ad effetto

La tentazione di definire sanatoria ogni provvedimento rivolto a risolvere la situazione del precariato scolastico è più forte rispetto a quella di rappresentare esattamente le condizioni nelle quali versa il sistema di istruzione italiano. Tempo addietro un celebre quotidiano nazionale era scivolato sulla buccia di banana dei PAS (Percorsi Abilitanti Speciali) definendoli sanatoria. Sei giorni fa leggiamo sul Corriere, a proposito del transitorio in arrivo “...E pazienza se in alcuni casi si tratterà degli stessi docenti che sono stati bocciati al concorso del 2016. Poiché tutti saranno «vincitori», è difficile dire quanto tempo passerà tra il concorso e l’immissione in ruolo“. E ridalli!

La competenza, questa sconosciuta

Che l’opinione pubblica dei docenti non avesse una grande opinione è una realtà ormai di dominio pubblico. Ma che la stampa nazionale tiri giù il carico da undici gettando fango su tutta una categoria che da tanti anni, tra mille sacrifici e colpevoli dimenticanze ministeriali (vedasi ritardo di pagamento degli stipendi dei supplenti) oltrepassa il comune senso di vergogna che ogni giornalista iscritto all’albo che millanti conoscenza dei problemi del precariato dovrebbe penosamente provare, è francamente insopportabile. E come quando il sacerdote celebra un matrimonio, prima di pronunciare la fatidica frase finale, si rivolge ai presenti esclamando ” se qualcuno ha qualcosa in contrario su questa unione, parli ora o taccia per sempre“, mandiamo il caldo invito a documentarsi prima di cimentarsi nel sacro dovere dell’informazione.